RIMINI. GIORNATA DI CONTRASTO ALLA VIOLENZA DI GENERE E AL CONTRASTO AI REATI CONTRO LE DONNE: LA POLIZIA DI STATO ARRESTA DUE UOMINI

Mag 5, 2018

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    Nella giornata di ieri il personale delle Volanti della Questura di Rimini ha arrestato due uomini responsabili, uno di danneggiamento e minacce aggravate nei confronti dell’attuale compagno della sua ex fidanzata, e l’altro di maltrattamenti e lesioni nei confronti della madre e della sorella.

    Il primo arresto è avvenuto nel pomeriggio di ieri, quando i poliziotti hanno arresto un uomo di origini nigeriane, del 1961, per danneggiamento pluriaggravato e minacce gravi nei confronti dell’attuale compagno della sua ex-fidanzata.

    Erano le 14 circa quando su segnalazione della Sala Operativa i poliziotti si sono recati presso via Aleardi dove era stata segnalata la presenza di un uomo che in evidente stato di escandescenza, stava danneggiando con un grosso bastone, un’autovettura in sosta.

    Giunti immediatamente sul posto i poliziotti hanno effettivamente trovato un uomo che pure alla presenza degli uomini della Polizia di Stato urlava ad alta voce, in direzione di un uomo affacciato ad un balcone, proferendo le seguenti frasi: “ VIENI GIU’ CHE TI FACCIO VEDERE IO, SE SEI UN UOMO SCENDI”. Nello steso tempo, gli agenti hanno notato che un’autovettura lì parcheggiata era notevolmente danneggiata, in particolare il parabrezza anteriore, totalmente crepato e i relativi quattro finestrini-vetri, (anteriori e posteriori) frantumati.

    L’uomo sul balcone, è stato invitato a scendere in strada, per poter avere chiarezza su quanto accaduto, mentre l’uomo poi arrestato continuava imperterrito ad inveire nei suoi confronti, sfidandolo anche in più occasioni corpo a corpo e costringendo i poliziotti a frapporsi fisicamente al fine di garantire la sicurezza e l’incolumità dei presenti.

    Gli agenti sono riusciti a ricostruire quanto poco prima accaduto: un uomo, di anni circa 50, una barba vistosa bianca ed un turbante sulla testa (quello arrestato), si è avvicinato a una autovettura di colore bianco e mentre le girava intorno, ad alta voce ha urlato “FATEMI SCENDERE BRUNO” guardando in direzione del piani superiori della palazzina dello stesso stabile; pochi secondi dopo, l’uomo, ha impugnato un bastone di grosse dimensioni, e ha iniziato a colpire violentemente l’autovettura, frantumando tutti i vetri dei finestrini ed il parabrezza, ma nell’occorso il legno si è spezzato; l’uomo quindi ha prelevato  dall’autovettura con cui era giunto sul posto, un grosso ammortizzatore di colore bianco e rosso per poi continuare a colpire l’auto in diverse zone e minacciando di volerla bruciare.

    L’uomo anche alla presenza dei poliziotti ha, minacciava di morte l’altro uomo più volte, infierendo con le seguenti frasi: “TANTO TI AMMAZZO PERCHE’ NON HO PIU’ NIENTE DA PERDERE.”

    A quel punto i poliziotti hanno condotto quell’uomo presso gli Uffici della Questura, dove è stato arrestato per minacce aggravate e danneggiamento.

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    Il secondo uomo a essere arrestato è invece un uomo di 25 anni, nato  in provincia di Bari in quanto indagato per i reati di maltrattamenti in famiglia e di lesioni personali nei confronti della mamma e della sorella.

    In data 28 dicembre 2017 le due donne avevano sporto querela per i maltrattamenti subiti dall’arrestato che, a far data dal 27.10.2017, si trovava presso la loro abitazione sita in un comune della provincia di Bari.

    Una delle querelanti ha riferito che il figlio era persona di indole violenta e che già un paio di anni prima aveva subito dallo stesso una violenta aggressione a seguito della quale aveva riportato lesioni personali con prognosi di trenta giorni, fatti per i quali il figlio  era stato tratto in arresto e condannato. La madre aveva deciso di accogliere il figlio presso la propria abitazione, perché vi scontasse la misura degli arresti domiciliari, alla quale era stato sottoposto in data 27.10.2017 dopo un anno e mezzo di custodia cautelare in carcere, proprio nella convinzione che detto periodo di carcerazione avesse placato la sua indole violenta. Tale convinzione però si era mostrata erronea in quanto il figlio, sin dal primo momento, aveva manifestato aggressività cogliendo ogni pretesto per litigare e offendere quotidianamente la madre.

    La situazione si era aggravata dal mese di dicembre 2017, quando il figlio aveva iniziato a usare violenza nei suoi confronti. ln particolare i primi giorni del mese di dicembre 2017, mentre si trovava da sola in casa con il figlio, a seguito della richiesta avanzatagli di abbassare il volume della televisione per non disturbare il condominio vista l’ora tarda, il figlio dapprima le aveva detto “sei una puttana, che cazzo mi hai fatto venire a fare ai domiciliari, era meglio se me ne stavo in carcere” e successivamente l’aveva strattonata con forza, finché, riuscita a divincolarsi dalla presa, si era rifugiata in camera da letto mente il figlio continuava a inveire nei suoi confronti.

    Ulteriore episodio si era verificato il 24.12.2017 verso le ore 12.30 quando quel figlio, lamentandosi che la sorella non aveva svolto le faccende domestiche, l’aveva aggredita verbalmente dicendole “io non sono la vostra puttana di casa, sei tu che devi fare i servizi” e, rivolgendosi alla madre. “impara a tua figlia a fare la femmina”. Nonostante i tentativi delle due donne di riportarlo alla calma, il figlio ha afferrato una sedia da cucina scagliandola contro la madre senza riuscire a colpirla e, dopo avere ribaltato il tavolo della cucina, aveva aggredito la sorella schiaffeggiandola e tirandole i capelli. Riuscita a sottrarre la figlia dalla furia di quel figlio, le due donne si erano allontanate dall’abitazione facendovi rientro soltanto alle ore 20.30 nella speranza che si fosse calmato.

    Analogo episodio si era verificato il 28.12.2017 quando le due donne, tornate a casa verso le ore 13.30 dopo avere trascorso l’intera mattinata presso un locale Ospedale per sottoporre a visita medica, erano state nuovamente aggredite da quel figlio. Quest’ultimo, infatti, ripreso dalla madre per non avere preparato il pranzo, rivolgendosi a quest’ultima aveva detto “’io non sono la puttana di turno, io non faccio lo sciacquino a nessuno, non lo facevo in carcere figurati se lo devo fare a voi” e poi nei confronti della sorella “tu da qua te ne devi andare, vattene a Santeramo da quel ricchione di tuo padre e da quella puttana di tua sorella, questa non è casa tua”. Quindi il figlio ha aggredito la madre strattonandola e colpendola con un pugno alla spalla sinistra e la donna era riuscita a sottrarsi alla violenza solo grazie all’intervento della figlia. Quest’ultima, per sottrarsi a sua volta all’aggressione, che le lanciava contro vari oggetti (una bottiglia piena d’acqua e un accendino che la colpiva allo zigomo destro), aveva cercato di raggiungere l’uscita dell’abitazione, ma era stata raggiunta nei pressi della porta del figlio che l’aveva quindi colpita con un pugno alla guancia e all’orecchio destro spingendola fuori casa. Quindi la donna, raccolti pochi effetti personali, aveva abbandonato l’abitazione raggiungendo la figlia.

    ln data 08.03.2018, tuttavia, la mamma ha sporto nuova querela riferendo che, nonostante dai primi di gennaio 2018 lei e la figlia avessero tentato di ripristinare la convivenza con il figlio, quest’ultimo non aveva placato la sua indole violenta tanto che la sera del 07.03.2018, rientrata presso l’abitazione verso le 21.30 con la figlia, dopo aver trascorso l’intera giornata in ospedale per sottoporsi ad alcune terapie, venivano aggredite dall’arrestato che, in stato di ebbrezza alcolica, dopo avere detto “vi siete ritirate da fare le puttane, da qui ve ne dovete andare, afferrava una sedia da cucina e colpiva ripetutamente la madre sul lato sinistro del corpo e in particolare alla testa, ai fianchi e alle gambe, le sferrava alcuni pugni in testa e lanciava contro la sua persona la frutta presente sul tavolo. Per sottrarsi alla furia del giovane le due donne scappavano dall’abitazione mentre lo stesso gridava “puttane ritornate dove siete state sino ad oggi e non tornate più qui che vi uccido.

    Da quel giorno l’uomo arrestato ieri si era allontanato rendendosi irreperibile.

    Nella serata di ieri il personale delle Volanti hanno rintracciato l’uomo che urlava per strada lungo il lungomare di Rimini.

    Bloccato dai poliziotti ha fornito false generalità. Per tale motivo è stato condotto presso gli uffici della Questura, dove è stato compiutamente  identificato ed è stato posto arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Bari e posto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.