A Cannes si balla con Elvis, David Bowie e Lee Lewis

Mag 13, 2022

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    Festival e biopic musicali sono ormai un binomio sempre più vincente e il prossimo Festival di Cannes (17-28 maggio) non è da meno. In questa edizione sono ben tre le star musicali che verranno ricordate con altrettanti lavori: ELVIS diretto da Baz Luhrmann che narra la vita di Elvis Presley, il complicato rapporto col manager Colonnello Tom Parker e la relazione con la moglie Priscilla Presley; MOONAGE DAYDREAM, documentario pieno di inediti di Brett Morgen dedicato a David Bowie e, infine, JERRY LEE LEWIS: TROUBLE IN MIND ancora un docu, a firma di Ethan Coen, dedicato al cantautore e pianista statunitense tra i maggiori esponenti del rock n’roll.

    Partendo da quest’ultimo, l’unico tra l’altro dedicato a un musicista ancora vivo (Lee Lewis ha 86 anni), si tratta di un film che passerà a Cannes nella sezione ‘proiezioni speciali’ che può rivendicare un primato: JERRY LEE LEWIS: TROUBLE IN MIND è il primo film che Coen ha diretto senza suo fratello Joel (quasi una risposta a lui che, a sua volta, aveva debuttato da solista l’anno scorso con THE TRAGEDY OF MACHBETH). Ma chi è davvero Jerry Lee Lewis? Intanto è tra i grandi del rock and roll e appunto l’unico rimasto ancora in vita dopo che se ne sono andati Elvis, Bo Diddley, Chuck Berry e Little Richard. Nato a Ferriday (Louisiana) nel 1935 iniziò a suonare il pianoforte insieme al cugino Jimmy Lee Swaggart che lo accusò però ad un certo punto di fare ‘musica del diavolo’ anche per le sue frequentazioni musicali non condivise. E pensare che la madre lo aveva iscritto a un’università cristiana e avrebbe voluto che cantasse solo per il Signore. Invece il musicista si ritrovò ad un certo punto il soprannome The Killer per il suo stile selvaggio e ribelle che avrebbe fatto impazzire folle di ragazzine. Con l’uscita negli anni Cinquanta di album come Great Balls, Lewis era ormai una stella capace di oscurare quella di Elvis, soprattutto per le sue performance in concerto. Jerry Lee martellava il pianoforte, lo suonava con i piedi, ci saltava sopra e arrivò persino a dargli fuoco in un’esibizione memorabile che anticipava i gesti distruttivi di Jimi Hendrix e Pete Townshend. Nel 1958, il musicista venne travolto da uno scandalo per aver sposato la figlia tredicenne di suo cugino (tra l’altro bassista della band). Entrò così in un tunnel da cui uscì lentamente dopo poco meno di dieci anni. Ha avuto poi sette mogli e tutta una serie di tragedie personali, dipendenze da droga e alcol, disintossicazioni, improvvise resurrezioni artistiche.

    Nel segno del glamour e delle star ci sarà invece fuori concorso a Cannes, ELVIS di Baz Luhrmann (MOULIN ROUGE), uno dei film più attesi sulla Croisette che racconta la vita del Re del Rock and Roll, Elvis Presley (Austin Butler). Centrale in questa biopic il rapporto con il suo manager, il colonnello Tom Parker (Tom Hanks), con il quale Elvis intreccerà un sodalizio artistico della durata di circa vent’anni. Il film si concentra proprio su questo rapporto complesso, a partire dall’ascesa della prima rockstar della storia fino al raggiungimento della fama mondiale. Il tutto mentre l’America vive uno sconvolgimento socio-culturale, che la porterà a grandi cambiamenti. Nel cast troviamo anche Olivia DeJonge che interpreta Priscilla Presley, la moglie di Elvis con cui il divo è convolato a nozze nel 1967 e, nonostante le tante relazioni attribuitigli, l’unica donna che il Re abbia sposato.

    Infine, a Cannes ci sarà MOONAGE DAYDREAM, documentario di Brett Morgen dedicato a David Bowie re assoluto del pop-rock. Il film, il primo approvato ufficialmente dagli eredi e prodotto da Universal Pictures Content Group e Neon, racconta Bowie attraverso filmati, performance e musica inediti. L’idea di Morgen è stata quella di esplorare le tante forme d’arte sperimentate dall’artista nel corso della sua vita: danza, pittura, scultura, collage video e audio, sceneggiatura, recitazione e teatro dal vivo. Il film che cita 48 suoi brani musicali ha un team che comprende: il collaboratore di lunga data di Bowie, amico e produttore musicale Tony Visconti; il sound mixer premio Oscar Paul Massey (Bohemian Rhapsody) e David Giammarco (Ford v. Ferrari). Va detto poi che nel 2017, la David Bowie Estate ha concesso al regista l’accesso libero agli archivi personali di Bowie, comprese tutte le registrazioni master. Da qui sono state portate alla luce centinaia di ore di 35mm e 16mm mai visti prima. Infine il titolo, MOONAGE DAYDREAM, che fa riferimento all’omonima canzone di Bowie tratta dall’album del 1972 ‘The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars’, che ha introdotto il suo personaggio di Ziggy Stardust.


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