“Abbiamo posto il problema”: ecco cosa succede ora sui migranti

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Il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea segna il varo della dottrina Tajani” sulla gestione dei migranti a livello comunitario. La ferma risposta di Roma alle Ong non esclude i salvataggi in mare per cui l’Italia e i partner mediterranei si prodigano, spesso senza sostegno, da tempo; il problema è tale da riguardare non solo gli affari esteri ma anche quelli interni e proprio un vertice congiunto dei due Consigli è stato proposto dal titolare della Farnesina; sul fronte italiano, incidente rientrato con la Francia ma confermata fermezza a livello europeo; richiamo esplicito all’Africa e alla cooperazione con i Paesi della sponda Sud per una risoluzione del problema. Tajani sottolinea di aver “posto il problema” dopo aver ricordato ai colleghi comunitari che “settemila chilometri di coste italiane sono una frontiera europea, questo tema deve essere compreso da tutti“.

Cosa succede dopo la proposta

Cosa succederà ora? Dalle proposte che ne nasceranno si capirà quanto della visione italiana è propria del resto dell’Ue al netto di retoriche e moralismi di sorta. La riunione odierna è servita a Roma per presentare le sue richieste di fronte alla Francia e agli altri Paesi europei e in un certo senso a fare da sponda alle proposte di Tajani è stata propria la notizia dell’accordo che ha visto Parigi e Londra venire a patti per la gestione dell’immigrazione nella Manica nel rispetto delle reciproche sovranità. Oltre, ovviamente, al rapporto Frontex sul “pull factor” rappresentato dalla presenza delle Ong in mare. Il primo collega direttamente la questione migratoria al tema della sovranità nazionale, il secondo pone la questione della presenza di soggetti non istituzionalizzati nella gestione delle migrazioni come un problema europeo.

Roma in quest’ottica rilancia, come già fatto in passato dai governi Berlusconi, Renzi, Gentiloni e Conte I, la necessità di trattare la questione dei migranti come problema comunitario e vuole prendere la guida del processo nella cornice dell’Ue stessa, cercando una soluzione complessiva e ambiziosa.

In quest’ottica il sasso lanciato da Tajani nello stagno europeo invita l’Unione Europea a non trattare come separate le questioni della rotta balcanica e del Mediterraneo. L’idea di un summit congiunto tra Esteri e Interni è funzionale alle richieste del governo Meloni per il quale un conto è il sostegno e il soccorso a chi rischia la vita, un altro la più onerosa e complessa accoglienza permanente, che ovviamente ha misure diverse quando si tratta dei migranti salvati dalle navi nel Mediterraneo. La mossa del titolare della Farnesina ha un substrato di astuzia perché dà in mano all’Italia il boccino dell’europeismo, mossa che avrà spiazzato molti astanti che ben altro si sarebbero aspettati dal nuovo governo di destra del Vecchio Continente.

I tre punti chiave dell’Italia sui migranti

Dunque l’idea di Roma è quella di unire in un unico sistema la soluzione all’accoglienza dei profughi della rotta balcanica e di quelli della rotta mediterranea. Così da evitare all’Italia di fare da guardiana alla retorica anti-migranti di Paesi come l’Ungheria di Viktor Orban, che ha provato a strumentalizzare a suo favore il blocco di Humanity e Ocean Viking nelle acque siciliane, senza riceverne nulla in cambio ma da permettere anche a tutta l’Europa di trattare un fenomeno epocale con la serietà che merita. Tre i punti chiave che emergono: cooperazione per la redistribuzione dei profughi che giungono in Europa, accordi coi Paesi d’origine per la creazione di corridoi sicuri per chi ha i requisiti per emigrare e fermare le partenze clandestine, lotta serrata ai trafficanti di esseri umani.

Un piano ambizioso su cui molti possono avere opinioni diverse riguardo i tempi e i modi della discussione ma che indubbiamente non rappresenta un trinceramento populista. E che rappresenta la via d’accesso al pieno accreditamento europeista del governo Meloni.

Tajani, dal canto suo, ha annunciato imminenti visite a Pristina e Belgrado, capitali di Kosovo e Serbia, e futuri viaggi in Africa “perché bisogna fare accordi con i Paesi di origine per fermare le partenze“, ha spiegato. “Le barche dei trafficanti devono essere lasciate senza motori, in modo che i trafficanti non le possano più usare“, ha aggiunto. Nelle pieghe della strategia italiana c’è la volontà di far partire con accordi di questo tipo ilpiano Mattei” annunciato da Giorgia Meloni per la cooperazione con la sponda Sud e che dovrà necessariamente proseguire con piani di investimento e accordi tali da rendere effettivo il “diritto a non emigrare” dei cittadini a rischio e disarmare definitivamente i trafficanti, privandoli del materiale umano su cui lucrare per i loro sporchi business.

Bruxelles alla prova del piano italiano

Nella visione annunciata dall’Italia al Consiglio Esteri si nota una strategia ben più ambiziosa del semplice invito all’Europa a prendere consapevolezza del fatto che chi arriva sul nostro suolo arriva anche nell’Ue: si propone una soluzione complessiva con chiari riferimenti a un’espansione geopolitica e strategica della proiezione europea fuori dai confini, nel rispetto poi della sicurezza dei singoli Stati. Il dado è tratto e la partita aperta: ora ai singoli Paesi la palla per la definizione di proposte concrete per superare accordi esistenti che fanno riferimento a epoche ormai superate.

E rilanciare l’azione dell’Europa tanto nel contrasto del business dello sfruttamento dell’immigrazione clandestina quanto nella gestione umanitaria di profughi arrivati in Italia col miraggio di un’Europa di benessere e prosperità e nella cui gestione Roma non può essere abbandonata a sé stessa solo per lo svantaggio geografico che la contraddistingue. I prossimi Consigli Esteri permetteranno di capire quanto la “dottrina Tajani”, ambiziosa e pienamente europeista, sarà stata incorporata nei processi decisionali del resto dell’Ue.


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