Addio alla rivoluzione del Papa

Dic 28, 2021

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    Il 2021 terminerà, con ogni probabilità, senza l’annunciata rivoluzione di papa Francesco. Era già data per fatta. La promulgazione della nuova Costituzione apostolica, ossia lo strumento giuridico del cambiamento, con conseguente sconvolgimento delle logiche curiali, non dovrebbe arrivare neppure in questo anno solare. A meno di un clamoroso colpo di scena: si parlerebbe di un botto di fine anno.

    Stando così le cose, qualcuno, in Vaticano, può magari tirare un respiro di sollievo. Tra retroscena ed ipotesi di bozze circolanti, la prova del nove del pontificato dell’uomo “venuto dalla fine del mondo” risulta ferma al palo. Quasi come se qualcosa impedisse di procedere. Possiamo immaginare come la pandemia abbia giocato un ruolo decisivo rispetto al ritardo. Ma è anche vero che, in specie in questi ultimi due anni, l’impresione era una: che tutto fosse sul punto di essere spiegato in pubblico.

    Si diceva che la Congregazione per la Dottrina della Fede sarebbe stata ridimensionata e non solo. Tra le suggestioni, pure l’ampliamento delle facoltà nelle mani della segreteria di Stato. Il tutto – com’è ovvio, secondo la visione e l’impostazione del vescovo di Roma gesuita – tagliato sulla trasparenza assoluta e sul ribaltamento dei certi equilibri considerati intangibili. Niente da fare: se ne parlerà tra qualche mese (forse). Per quanto qualcuno cominci a sospettare che la riforma possa finire in un cassetto in via definitiva.

    Il “super Dicastero” ventilato è rimasto un’eventualità, per dire. Capiamoci: molto è stato fatto, nonostante il quadro pandemico abbia rallentato la progressione. Come rimarcato da IlFoglio, però, quella che manca non è una novità tra tante: è il cambiamento strutturale promesso e forse il motivo per cui molti cardinali, dopo la rinuncia del papa emerito Benedetto XVI, avevano optato con decisione per l’ex arcivescovo di Buenos Aires. Si trattava e si tratta ancora, del resto, di modificare il peso specifico dei sacri palazzi, con una redistribuzione dei poteri in grado di marcare una distanza tra la Chiesa cattolica del passato e quella del futuro.

    La fonte citata ha ricordato pure l’ultima occasione in cui Jorge Mario Bergoglio ha detto la sua in merito: “Non presenterà nulla di nuovo rispetto quanto si sta vedendo finora – aveva detto il pontefice argentino sulla riforma – . Forse qualche dettaglio, qualche cambiamento riguardo a dicasteri che si uniscono, due o tre dicasteri in più, ma è già stato tutto annunciato: per esempio, Educazione si unirà a Cultura. Propaganda fide si unirà al dicastero della Nuova evangelizzazione. Ma è stato tutto già annunciato…”. A più di qualche commentatore le parole del Papa erano apparse come un ridimensionamento della rivoluzione. Da qui ad immaginare un buco nell’acqua o quasi, però, ce ne passa.

    C’è un muro in Santa Sede che impedisce a Bergoglio di procedere? Una delle letture recita più o meno così. Sarebbe la stessa muraglia edificata per evitare che fosse l’ex papa Joseph Ratzinger a fare la rivoluzione. E forse, a pensarci bene, non esisterebbero poi molti elementi per provare stupore.


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