Adesso Europa e Nato si affidano a Draghi che su riforme e Ucraina non cambia rotta

Giu 21, 2022

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    E Mario? Quanto reggerà ancora, si chiedono a Bruxelles, «l’ultima mano sicura» dell’Europa, per quanto tempo l’Italia resterà stabile e affidabile? La guerra, la crisi energetica, l’inflazione, il gas, il grano, i tassi rialzati, la nuova triade in difficoltà: Scholz tentennante, Macron azzoppato, tutte le speranze ora poggiano su Draghi. E domande simili circolano in queste ore tra Montecitorio e Quirinale: quale sarà il peso della sconfitta del presidente francese sul nostro governo? Sugli equilibri interni? Sul ruolo di Roma nella Ue?

    A Palazzo Chigi si ostenta sicurezza. Già archiviato pare lo scisma grillino, derubricata la pericolosa mozione contro l’invio di armi in Ucraina, sotto controllo l’esultanza di Salvini per l’affermazione elettorale della Le Pen, tutti gli occhi adesso sono sul passaggio parlamentare di oggi. «I problemi interni dei partiti non possono condizionare le scelte di politica estera dell’esecutivo», riferiscono fonti ministeriali. Tanto più dopo il flop di Macron, che non ha più una maggiorana autonoma. Draghi ha investito molto sul rapporto con Parigi: ci saranno conseguenze, rallentamenti, vuoti di potere? Si vedrà. Quello che non deve cambiare è l’impegno italiano sui principali dossier: sostegno «pieno» a Kiev, ricerca della via diplomatica, riforma dei Trattati, tetto al prezzo del gas, sblocco del grano ucraino. Il dibattito alle Camera dovrà confermare che la linea è la stessa. Come ha detto Volodymyr Zelensky al Global forum dell’Ispi, «Italia, avete accolto milioni di nostri cittadini in fuga, ora abbiamo bisogno del vostro aiuto, dovete essere tra i Paesi garanti della nostra sicurezza futura».

    Quindi, nessuna marcia indietro. Macron o non Macron, da giovedì Mario Draghi è atteso infatti da una serie di appuntamenti internazionali cruciali: il Consiglio europeo di Bruxelles, il summit del G7 in Baviera, il vertice Nato di Madrid. Incontri ai quali il presidente del Consiglio intende presentarsi con le carte in regola, cioè senza freni o condizionamenti di sapore neo pacifista o anti europeo. Certo, la rissa interna ai grillini, il partito di maggioranza relativa, non è una cosa da sottovalutare. Senza scordare che sotto attacco del fuoco amico c’è finito Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, non un passante qualsiasi.

    Il passo falso di Macron, unito al successo di Mélenchon e Le Pen, ha fatto comunque rialzare un po’ la cresta alle forze che vogliono ammorbidire la posizione italiana sull’Ucraina. Il Cremlino alimenta e incoraggia i distinguo nella maggioranza, sperando di indebolire il governo. I turbamenti dei Cinque stelle sull’argomento neanche stavolta dovrebbero però provocare sconquassi, anche se si saldano ai mal di pancia della sinistra peace and love. Il verde Angelo Bonelli, ad esempio, propone per l’Italia «la creazione di un’area ambientalista, progressista e solidale» sul modello di Nupes. Quanto alla Lega, dopo il caos del viaggio a Mosca organizzato per il segretario, preferisce evitare polemiche sul conflitto Russia-Ucraina e alzare piuttosto il prezzo su altri temi. «L’amica Marine Le Pen ha ottenuto un risultato storico – commenta Matteo Salvini – sono contento per lei e per i francesi. Lei ha parlato di lavoro come noi, mentre altri discettavano dei massimi sistemi». Dunque, conclude, «bisogna mettere al centro l’occupazione e la famiglia anche se in questo governo con Pd e M5s è difficile parlare di alcuni argomenti come la Flat tax».

    E l’esito delle elezioni francesi ha riaperto pure il dibattito sul sistema elettorale. Parigi stavolta non è riuscita a tagliare le ali, anzi il sovranismo ha ripreso fiato. «Anche il semipresidenziale francese deve piegarsi alla logica del proporzionale – gongola Osvaldo Napoli, Azione -. Alla fine sono sempre la politica e la fantasia a decidere per il meglio».


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