• Adesso Speranza si inventa “la cosa nuova”: cosa farà a gennaio

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    Il Pd si deve rifondare. Questa è una certezza incontrovertibile davanti ai disastri combinati da Enrico Letta da quando è tornato al Nazareno. Con Letta, il Partito democratico ha virato definitivamente verso il mondo radical chic, perdendo il contatto con la realtà. L’emorragia di elettori sembra essere inesorabile per questa sinistra, come dimostrano gli ultimi sondaggi e la percezione esterna: Letta è riuscito nell’impresa di farsi superare dal M5S di Giuseppe Conte, che fino a pochi mesi fa era pressoché morente. Dopo la disfatta del 25 settembre, Enrico Letta ha deciso di convocare il congresso e di farsi da parte, ma il futuro che si sta aprendo davanti agli occhi per il Pd non sembra più roseo. Lo sottolinea anche Roberto Speranza, che mette in guardia i candidati alla segreteria.

    Il fatto che Elly (Schlein, ndr) abbia scelto di partecipare è una bella notizia, ma lei stessa sa che non esistono uomini o donne della provvidenza“, ha detto l’ex ministro della Salute, intervistato da La Stampa. Con il suo arrivo, il Pd rischia di crollare sotto il 10% considerando che l’ex secondo di Stefano Bonaccini appartiene a quella sinistra ideologica che, se possibile, è ancora più distante dal mondo reale rispetto a Letta. L’altro candidato è proprio l’attuale presidente della Regione Emilia-Romagna, che da molti viene considerato un uomo di Renzi. La direzione che sta prendendo il Pd non convince i suoi alleati, com’era immaginabile, e lo stesso Speranza lancia un monito importante per il futuro, quasi un pizzino: “Se si trova una strada comune, un’identità e un programma fondamentale condiviso anche la scelta del segretario diventa meno drammatica. Io sono interessato a quella prima parte del congresso, quella costituente: se si parte dai nomi, non va bene, perché diventa un congresso ordinario come gli altri“.

    Speranza parla di “identità”, una parola sconosciuta da anni all’interno delle mura del Nazareno. L’ex ministro della Salute, che è in quota Articolo 1, una delle costole più a sinistra del Pd, non sembra avere remore ad abbandonare la barca: “La sinistra deve dire chi è, chi e cosa rappresenta. Noi vogliamo costruire una casa nuova dove non ci sono padroni e ospiti, un lavoro da fare insieme, coinvolgendo tanti che oggi non si sentono rappresentati“. Con queste premesse, il Pd non sembra riuscire ad andare troppo lontano e la sua fine pare sia sempre più vicina. L’ex ministro della Salute ha spiegato di aver chiesto a Letta una manifestazione nazionale per il 17 dicembre incentrata “sulla questione sociale, redditi, pensioni, sanità pubblica“. Una manifestazione in aperta contestazione con il governo di Giorgia Meloni, al quale Speranza ha annunciato che loro, come Articolo 1, continueranno “a opporsi con la massima durezza“.

    Intanto al Nazareno si sgomita per la segreteria, più che per la rifondazione identitaria. E sono già in tanti, dentro il partito, a lamentarsi. “Mi pare, che al di là della buona volontà dei progettisti di questo percorso, si vada, nei fatti, verso un congresso ordinario. È la costituente più breve della storia delle forze politiche. Spero di sbagliarmi per il bene del Pd“, ha dichiarato Andrea Orlando, ex ministro rieletto in parlamento tra le fila del Pd.


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