ADL COBAS Emilia Romagna. SCUOLA: “Diamo priorità ad un’altra scuola. in presenza, inclusiva ed attenta alle differenze di ognuno”

Il provvedimento che porterà dal 2 marzo la DAD al 100% in tutte le scuole elle Provincie di Bologna, Rimini, Ravenna e nel cesenate arriva ad un anno dal primo lockdown nazionale per Covid-19, un anno in cui nulla è stato fatto per dare veramente priorità alla scuola.
L’unica soluzione di fronte alla pandemia rimane la serrata delle scuole che dimostra come poco interessi alla classe politica il futuro di ragazzie e bambinie e come ancora una volta le istituzioni politiche abbiano deciso di sacrificare la scuola per il solo fatto che questa non produca PIL.
Eppure la pandemia ha manifestato chiaramente sia gli enormi problemi dell’edilizia scolastica con strutture spesso fatiscenti e “classi pollaio”, sia le condizioni di precarietà strutturale di alcuni lavoratori della scuola: a partire dagli insegnanti e dal personale ATA, per salire in una gerarchia di diritti a ribasso fino ai lavoratori e lavoratrici in appalto, come educatori/trici e operatoritrici delle mense, assunti da cooperative per mezzo di bandi emessi dalle amministrazioni locali. Ancora una volta è infatti proprio su questi lavoratori in appalto che si scaricano maggiormente gli effetti della chiusura delle scuole, attraverso la perdita delle ore e il rischio di una sospensione dei loro servizi.  Alcuni educatori ed educatrici della provincia di Rimini hanno già segnalato, in diversi casi, il tentativo di alcune amministrazioni comunali e di alcuni Dirigenti scolastici di tagliare il loro monte ore con importanti ripercussioni sui loro stipendi, spingendo anche gli alunnie disabili e con Bisogni Educativi Speciali verso la DDI.
Abbiamo sempre sostenuto che la DDI non possa diventare una modalità sistematica e che con diverse disabilità sia difficilmente attuabile, anzi può risultare l’ennesima preoccupazione a carico delle famiglie.
Pertanto continuiamo a specificare che la Regione Emilia-Romagna consente agli alunni disabili e con Bisogni Educativi Speciali di proseguire l’attività in presenza presso il proprio plesso scolastico.
Nei corridoi scolastici il dibattito è aperto e c’è chi afferma che le scuole in presenza solo per gli alunni certificati possano trasformarsi in scuole speciali.
Crediamo invece che la scuola non debba abbandonare nessuno ma assicurare la frequenza a tutte le disabilità e le fragilità, sulle quali non è possibile scaricare ancora una volta il prezzo di una nuova chiusura e dell’immobilismo istituzionale che non si è di certo premunito di assicurare il diritto all’istruzione e all’inclusione.
Il rischio di trasformarla in “ghetto” si presenta nel momento in cui venga davvero attuata una selezione tra le disabilità, come i Dirigenti di alcune scuole stanno ragionando, consentendo così solo l’accesso ai “casi gravissimi” per lasciare a casa situazioni di “gravità minore”.
Il diritto alla frequenza scolastica in presenza deve essere assicurato a tutti gli alunnie disabili e BES, con l’obiettivo di garantire loro il diritto alla scuola e la continuità relazionale con gli alunni della classe attraverso collegamenti online da scuola durante la DDI.
Nel primo giorno di chiusura dei plessi c’è ancora troppa incertezza e molti educatori/trici non hanno ancora ricevuto chiare disposizioni sulla rimodulazione del loro servizio, perdendo di fatto ore di lavoro che non stanno effettuando e che non verranno retribuite dalle cooperative.
Ciò che è certo è che alcuni Comuni con la complicità dei Dirigenti scolastici provino ancora una volta a non considerare il lavoro delle figure educative come centrale per una scuola davvero inclusiva, e a risparmiare sui diritti di questi lavoratori e dei disabili, che nella pandemia avrebbero ancor più bisogno di sostegno e servizi.
Ad un anno di distanza dal primo lockdown non siamo più disposti ad accettare clamorosi tagli ai servizi, agli stipendi di educatori e educatrici e ai diritti degli studenti più fragili avallando così una divisione tra cittadini e lavoratori di seria A,B e perfino C.
Per questo chiediamo a tutti i Comuni e in generale ai committenti dei servizi scolastici in appalto di garantire a tutti gli operatori e operatrici il riconoscimento del totale monte ore di lavoro sia che venga svolto in presenza sia che venga svolto in modalità a distanza.
Chiediamo a questo “nuovo” governo investimenti nell’edilizia scolastica che garantiscano salute e sicurezza per alunnie e lavoratoritrici, più spazi per poter lavorare anche in piccoli gruppi e classi con un minor numero di studenti, stabilizzazione dei precari, nuove assunzioni e internalizzazione dei lavorator/trici in appalto e una decisa accelerazione del piano vaccinale che metta in sicurezza chi lavora nella scuola e chi la frequenta.
 
 
ADL Cobas