Afghanistan: esce in Italia la storia segreta della guerra

Set 4, 2021

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    (di Alessandra Baldini) (ANSA) – NEW YORK, 04 SET – ll presidente George W. Bush non
    conosceva il nome del suo comandante in Afghanistan e non voleva
    trovare il tempo per incontrarlo. Il capo del Pentagono Donald
    Rumsfeld, per sua stessa ammissione, non aveva “alcuna visione
    su chi erano i cattivi”. Queste e altre rivelazioni scottanti
    sulla scia del disastroso ritiro americano dall’Afghanistan
    arrivano anche in Italia. “The Afghanistan Papers” del
    giornalista investigativo del Washington Post Craig Whitlock
    sara’ pubblicato il 30 settembre da Newton Compton col titolo “Dossier Afghanistan. La storia segreta della guerra”. Il libro e’ uscito negli Usa il 31 agosto ed ha subito
    suscitato polemiche perche’ mette sul banco degli imputati tre
    presidenti – oltre Bush anche Barack Obama e Donald Trump – e i
    vertici militari e dell’intelligence. Whitlock, tre volte
    finalista ai Pulitzer, racconta una storia sconcertante per i
    paralleli con la guerra del Vietnam tanto che gli “Afghanistan
    Papers” sono stati subito paragonati ai Pentagon Papers che
    Washington Post e New York Times ottennero dalla talpa Daniel
    Ellsberg e che servirono a sbugiardare la versione rosea del
    Pentagono sull’andamento del conflitto nelle giungle di
    Indocina. Cosi’ come i ‘Pentagon Papers’ cambiarono la percezione del
    Vietnam da parte del pubblico, il “Dossier Afganistan” contiene
    rivelazioni sorprendenti ddi centinaia di insider che hanno
    avuto un ruolo diretto nella guerra. vengono cosi’ a galla le
    bugie utilizzate per giustificare un conflitto senza fine. Dal
    2001 oltre 775 mila militari Usa sono stati impiegati in
    Afghanistan, molti ripetutamente. Di questi 2.300 sono morti e
    oltre 20 mila sono rimasti feriti.
        Il racconto di “Dossier Afghanistan” si basa su documenti top
    secret e interviste con centinaia di persone che sapevano che il
    governo degli Stati Uniti stava presentando una versione
    distorta, e talvolta completamente inventata, dei fatti. I
    documenti erano frutto di un progetto federale commissionato per
    capire le cause del falimento della piu’ lunga guerra della
    storia americana. “Parlavano francamente perche’ pensavano che
    le loro dichiarazioni non sarebbero mai diventate pubbliche”,
    spiega Whitlock che ha impiegato tre anni per ottenere il
    materiale usando il Freedom of Information Act. A differenza del Vietnam e dell’Iraq, l’invasione americana
    dell’Afghanistan dopo l’11 settembre 2001 ebbe inizialmente
    sostegno quasi unanime da parte dell’opinione pubblica.
        All’inizio, gli obiettivi erano chiari: sconfiggere al-Qaeda e
    prevenire il ripetersi di attacchi terroristici. Tuttavia, dopo
    soli due anni e dopo la rimozione dei Talebani dal potere, la
    missione prese un’altra strada, lasciando l’esercito americano
    impantanato in un conflitto di guerriglia impossibile da
    vincere. Nessun presidente volle ammettere il fallimento: al
    contrario, Bush, Obama e Trump continuarono a inviare truppe
    affermando che si stavano facendo progressi pur sapendo che non
    c’erano prospettive realistiche di vittoria. (ANSA).
       


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