“Aiutare senza apparire”: lunedì 15 novembre, alle ore 10.30, si svolgerà la cerimonia di intitolazione della rotonda di Largo Vannoni, nel borgo San Giliuano, dedicata a suor Isabella Soleri (1859/1953) | Comune di Rimini

Nov 12, 2021

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    A lei si deve la nascita del primo istituto per ragazze madri e nati illegittimi. Oggi, a portare avanti i suoi valori e la missione socio educativa è la Fondazione San Giuseppe.

    La cerimonia di intitolazione si terrà lunedì 15 novembre 2021 ore 10.30, alla presenza degli assessori Francesco Bragagni (Toponomastica) e Kristian Gianfreda (salute e protezione sociale), don Vittorio Metalli per la Diocesi di Rimini e Paola Benzi, presidente della Fondazione San Giuseppe.

    Chi era Isabella Soleri

    Nata a Rimini il 20 dicembre 1859 dal conte Giacomo Soleri Giamagli e dalla contessa Caterina Misturi. Isabella entra nella famiglia delle Figlie della carità di San Vincenzo de Paoli, con il nome di suor Giuseppina. Nel 1900 suor Giuseppina ospita nel suo palazzo un ricovero per l’assistenza alle povere anziane. Nel palazzo Soleri, in Corso d’Augusto, sul finire del 1910 inizia ufficialmente l’attività di Aiuto materno. Dal 1906 al 1909 ricopre la carica di “ufficiale della provincia” del suo ordine a Siena, per venire poi mandata a Rimini quale superiore dell’Ospedale civile. Nel 1911 viene trasferita a Roma,  Napoli e Giulianova, dove muore il 7 febbraio 1953.

    Nel 1925 sorgerà anche un Ospedalino pediatrico (affiancato nel periodo 1920-1971 dalla Maternità) che rimarrà un prestigioso polo di cura per l’infanzia fino a metà degli anni Ottanta del Novecento mentre l’Istituto San Giuseppe, ora Fondazione, prosegue tuttora la missione socio-educativa mantenendo inalterati i valori fondanti e lo spirito di suor Soleri.

    “La visione, lo spirito, i valori e l’opera di suor Isabella Soleri – spiega Kristian Gianfreda, assessore alla protezione sociale del Comune di Rimini – vivono ancora oggi grazie alla fondazione San Giuseppe, che persegue, inalterata, la sua missione socio educativa. La città di Rimini deve molto a questa donna, vera pioniera della carità e della solidarietà. La sua eredità è vasta e preziosa, anche perché, dai luoghi da lei animati, si è progressivamente allargata a tutto quell’associazionismo e al volontariato che trovano a Rimini un ambiente fertile e virtuoso”.


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