• Aiuti Ter, arrivano 14 miliardi. Sui balneari lite Draghi-Lega. E il governo (finito) va in crisi

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    La debolezza del governo adesso si vede, come accade a chi non ha più un orizzonte davanti a sé e sta lì a sbrigare le faccende quotidiane prima di chiudere la baracca. È questo il clima che si respira tra palazzi e ministeri. Smobilitazione. Tutto questo accade con la guerra, per nulla breve, in Ucraina e la fame di energia e di gas, con i prezzi che salgono e contagiano ogni prodotto, fino a restituire quel sapore di austerità che sembra un remake degli anni ’70, per fortuna (per ora) senza il piombo. Ci vorrebbe uno scatto di reni, un segnale straordinario da Draghi, una sorta di ultima carica di cavalleria o un’uscita di scena da professionista, con il senso del dovere di un Liam Brady quando scaricato dalla Juventus mise in rete un rigore da scudetto. Non è affatto facile.

    La Banca d’Italia fa sapere che a luglio il debito pubblico è di 2.770,463 miliardi di euro. Si fa fatica perfino a immaginarlo. È il più alto mai raggiunto, nonostante il fabbisogno degli ultimi mesi segni un netto calo di 50 miliardi. Si risparmia, ma gli interessi corrono. È uno di quei cortocircuiti che rovinano una famiglia. Qualcosa però bisogna fare, perché non dare una risposta al caro bollette finirà per inquinare le elezioni di fine mese, facendo pesare la lentezza del governo italiano che da settimane prende tempo. Il giorno cruciale dovrebbe essere oggi, quando il Consiglio dei ministri mette la firma sul terzo decreto aiuti. Il problema è trovare i soldi. Sul piatto dovrebbero arrivare circa 14 miliardi di euro, recuperati a fatica dall’extra gettito fiscale di agosto, 6,5 miliardi, dai profitti in più delle società energetiche e ulteriori recuperi tra le pieghe del bilancio, andando a ripescare eventuali fondi non utilizzati. È un’operazione di ramazza. Basterà?

    Qui si rischia seriamente di fare i conti con la rivolta dei consumatori. Il Codacons ha fatto già una prima mossa, lanciando lo sciopero delle bollette e garantendo assistenza legale a chi non paga. Il clima sta diventando questo. Ne hanno parlato al governo anche ieri sera, quando si è riunito il pre-Consiglio dei ministri per discutere le norme sulla concorrenza: il ruolo delle aziende partecipate dal pubblico nella gestione delle reti idriche, energetiche e di trasporto, con un occhio al destino dei balneari, con la disciplina delle concessioni che torna in bilico. Si fa come con il catasto, cioè una mappa aggiornata finalizzata a valutare costi e benefici. Sono i residui della gestione corrente, che come spesso accade nascondono anche atti politici rilevanti. Infatti si alza la tensione. Massimo Garavaglia, ministro del Turismo di casacca leghista, alza la voce. «Se si fa una cosa che di fatto è inutile in un momento come questo, mi dimetto». È la crisi dentro un governo morto. A più di qualcuno questa mossa di Draghi sembra un calcio finale a Salvini e a Forza Italia. È un dispetto a una categoria di grandi elettori del centrodestra. Sarebbe, insomma, un’ingerenza elettorale di un governo senza maggioranza.

    Sulle bollette invece si incrociano le dita e nessuno in fondo sa cosa fare per prepararsi all’inverno della res publica e a quello perfino più importante che bussa alle porte di casa. L’Europa ha già invitato i governi nazionali ad affidarsi ai contatori intelligenti, quelli che ti spengono la luce per ragioni di Stato. È il risparmio collettivo. È il costo invisibile dell’emergenza. Il sospetto è che di fronte a questi problemi nessuno sappia cosa fare. L’unica cosa certa è che il tempo rema contro. Le bollette del gas fuori controllo stanno sradicando i rapporti tra le forze politiche. È, per esempio, evidente il diverso approccio che separa Salvini dalla Meloni. Il primo chiede al governo, questo e il prossimo, di non badare al bilancio e di andare ben oltre i 14 miliardi appena trovati. Giorgia Meloni ribadisce che così non si risolve nulla e che serve una soluzione della questione alla radice. Niente scostamento di bilancio. Salvini dice che bisogna intervenire adesso in qualsiasi modo perché dopo sarà peggio. «Continuo a fare appello a tutta la politica italiana: dividiamoci sul resto, attaccatemi su sbarchi, legge Fornero e nucleare, uniamoci per un decreto urgente per bloccare gli aumenti di luce e gas». A sinistra il Pd, distratto da Orbán, chiede di rateizzare le bollette.


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