Al Costanzi Zaide, opera aperta di Mozart

Un’opera aperta, dal finale imprevedibile, nella quale alla musica meravigliosa di Mozart i testi elaborati da Italo Calvino si affiancano celebrando l’immaginazione e l’invenzione con ironia e grande rispetto della partitura. Il Teatro dell’Opera di Roma ha scelto Zaide, l’opera lasciata incompiuta dal grande compositore nel 1780 e di cui anche il libretto è andato perduto, per proporre al pubblico del teatro Costanzi una nuova produzione con la regia di Graham Vick pensata interamente per l’era Covid. Dal 18 al 27 ottobre sul podio il maestro e direttore musicale Daniele Gatti guiderà l’ orchestra nell’allestimento del singspiel, composizione che alterna recitazione a parti vocali strumentali, presentato nel 1981 al festival di Batignano (Grosseto) dal regista teatrale inglese e che in questa occasione vedrà in scena Remo Girone nel ruolo di attore-narratore.

”E’ una piccola perla mai presentata in questo teatro – l’ha definita il sovrintendente Carlo Fuortes -. La proposta di Vick, in sostituzione di ”The Rake’s progress” impossibile da realizzare per i vincoli antivirus, è stata subito accolta da Gatti e dal direttore artistico Alessio Vlad”. Per presentare al festival toscano i 15 brani musicali composti da Mozart e poi ritrovati dopo la morte dalla moglie, Vick chiese a Calvino di riscrivere un testo-libretto che potesse fare da filo conduttore. ”Eravamo un gruppo di matti molto appassionati della cultura e dell’ arte – ha detto il regista -. I pezzi di Zaide erano molto belli, esprimevano l’ umanità, la gioia, la profondità e l’ ironia che avrebbe poi caratterizzato il Flauto Magico. Per questo festival organizzato senza soldi nel chiostro di un convento Calvino creò un testo dove la parola crea l’ immaginazione e l’ invenzione. Non è una ricostruzione, non è un pastiche è un nuovo pezzo di teatro ristrutturato da Calvino nella sua maniera geniale di cantastorie”.

”Per tutto quello che manca cercherò di suggerire qualche congettura – disse lo scrittore -. Molte pagine mancano forse sono state mangiate dai topi, o forse non sono mai state scritte. Ma da quello che resta, affiora una storia d’amore e d’avventura sullo sfondo dell’Oriente raffinato e crudele, come veniva rappresentato nei teatri del Settecento europeo”. Il finale dell’ opera, che narra il legame tra la fanciulla Zaide e lo schiavo cristiano Gomatz ai quali il sultano Soliman rifiuta la grazia, resta aperto ma – osserva il regista – la vicenda è anche una storia di potere, argomento sempre attuale. ”E’ come fare una pièce di teatro – ha detto Remo Girone – . Vick rende tutto molto teatrale ma devo interagire con cantanti meravigliosi che sono anche bravissimi attori”.

Gatti ha detto di essere entusiasta del titolo e di tornare a collaborare con il regista inglese. ”Al di là del discorso musicale – ha aggiunto – la scelta ci ha permesso di salvare il cast dagli effetti del Covid presentando un titolo nuovo e garantendo la continuità contrattuale agli artisti”. L’ opera – ha puntualizzato il maestro – ”è nelle mani del narratore. Si interrompe e ci pone la domanda: e se lo cose andassero in un altro modo? In genere di un’ opera si conosce lo sviluppo. Tutto avviene in media res. E’ una esperienza nuova per tutti non sapere come andrà a finire”. Sarà Chen Reiss a dar voce a Zaide. Soliman è interpretato da Paul Nilon. Juan Francisco Gatell è Gomatz; Markus Werba e Davide Giangregorio sono Allazim e Osmin.


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