• “Al governo solo se vinceremo”. Nel Pd ora scoprono la democrazia

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    Se divento segretario, garantisco che noi al governo ci torneremo solo quando vinceremo le elezioni“. Stefano Bonaccini lo ha giurato solennemente su Rai3, forse disorientando qualche compagno di partito. Governare dopo aver vinto le elezioni? Caspita, che strana cosa. A sinistra quell’impagabile ebbrezza dev’essere stata ormai scordata da molti, a giudicare dalla recente storia politica. Per oltre dieci anni, i progressisti hanno infatti occupato certe poltrone prestigiose senza che un consenso popolare giustificasse quella condizione. E a dirlo non sono quei cattivoni del centrodestra, ma chi si candida a guidare il Pd del futuro.

    “Al governo senza mai vincere”

    Siamo stati al governo per un decennio senza mai vincere o perdendo le elezioni“, ha osservato lo stesso Bonaccini, intervenendo nell’odierna puntata di Mezz’ora in più. Viva la sincerità, verrebbe da dire. Il presidente dell’Emilia Romagna, al riguardo, ha pronunciato anche una chiara accusa contro l’attuale dirigenza del partito. “Abbiamo dato l’impressione di essere aggrappati al potere. C’è una classe dirigente, più o meno sempre la stessa, che va cambiata ma non perché dobbiamo rottamare qualcuno“, ha affermato l’esponente politico. Da qui, la solenne promessa: il politico modenese ha assicurato che, se vincerà la sfida per la segreteria del partito, il Pd tornerà al governo solo quando vincerà le elezioni.

    Le bordate di Bonaccini ai dirigenti Pd

    C’è voluto un decennio, ma alla fine qualcuno tra i dem ha scoperto lo strano sapore della democrazia. Forse non è un caso che a farlo sia stato proprio Bonaccini, per due volte confermato dall’esito delle urne alla guida dell’Emilia Romagna. A livello nazionale, però, i progressisti avevano ormai dimenticato la singolare pratica per la quale si governa sbaragliando ai voti gli avversari. “Non dobbiamo chiedere scusa se chiediamo a chi è stato classe dirigente, senza farci vincere, di mettersi in panchina. Se la classe dirigente non ci mette la faccia e, com’è accaduto, non si candida in nessun collegio uninominale, vuol dire che è finita una stagione. Se rimane questa legge elettorale facciamo le primarie, facendo scegliere agli elettori“, ha sentenziato lo stesso Bonaccini in tv.

    Le buone intenzioni e il consenso che manca

    Sognare il consenso elettorale è una cosa, certo, conquistarlo è un’altra. Per ora la seconda opzione sembra ben lontana dal riguardare il Pd, almeno secondo gli ultimi sondaggi che danno il partito ai minimi storici. La recente affermazione del centrodestra, tuttavia, deve aver ricordato anche ai dem come funziona la democrazia. La strigliata di Bonaccini al riguardo è sembrata abbastanza emblematica. Ma le buone e apprezzabili intenzioni di rinnovamento basteranno? Ci duole far notare, al riguardo, che fino a ieri molti esponenti di sinistra consideravano l’Italia in pericolo per il solo fatto che al governo non ci siano partiti progressisti, bensì “la peggior destra di sempre“.

    Nel Pd ora vogliono imparare di nuovo a vincere. Ma come fanno, se non sanno nemmeno perdere?


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