Al nuovo governo la congiuntura peggiore di sempre

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Al centrodestra, il favorito di questo turno elettorale, la ruota della fortuna economica sta riservando brutte sorprese. Chi entrerà a Palazzo Chigi alla fine di quest’anno dovrà gestire l’ennesima recessione del nuovo secolo. Christine Lagarde, la presidente della Bce, l’ha ieri definita «un rischio che dobbiamo correre» sulla strada della «stabilità dei prezzi». Già, perché dopo una dozzina d’anni senza inflazione, il prossimo governo se la troverà a due cifre, come si dice in gergo finanziario. E si troverà i tassi d’interesse, quelli che manovra per l’appunto la Bce, ai massimi da 20 anni.
Recessione e inflazione contemporaneamente non capitavano più da decenni alla roulette dei governi italiani. E non c’è una combinazione peggiore di questa per il Paese industrializzato più indebitato al mondo. Tanto che le agenzie di rating internazionali, quelle che indicano ai mercati finanziari i buoni e i cattivi, hanno iniziato ad accendere i loro fari sul caso Italia. Aprendo le porte dell’anticamera di quell’«emergenza spread» che conosciamo ormai tutti bene.
Così, dopo l’allarme arrivato già giovedì scorso, l’agenzia Fitch ha specificato due o tre questioni che promettono di agitare a lungo i sonni della prossima maggioranza di governo. «L’incertezza politica così come lo shock energetico – scrive l’agenzia Usa – potrebbero avere un impatto negativo sulla crescita e le finanze pubbliche, mettendo sotto pressione il rating». Al livello attuale di «BBB» l’Italia è a un passo dalla categoria «junk», che creerebbe grossi guai ai nostri Btp. Tanto che Fitch – consapevole del vantaggio del centrodestra, entra pure nel merito dei provvedimenti: «Non necessariamente una coalizione di centrodestra andrà in rotta di collisione con la Ue». Tuttavia «i governi futuri dovranno mirare a surplus primari più alti». Il che limiterà gli spazi di manovra su flat tax e pensioni. Al contrario – dice Fitch – se i tassi sui titoli italiani resteranno attorno al 4% «saranno necessari sforzi di consolidamento fiscale da parte del prossimo governo per ridurre il rapporto deficit/Pil». Altrimenti il debito tornerebbe a salire in traiettoria oltre i livelli pandemici, verso il 157% del Pil nel 2031.
Un riferimento, quello al consolidamento, chiarito bene quando Fitch parla dello scudo anti spread, cioè gli interventi che la Bce effettua sul mercato acquistando Btp per limitarne il calo delle quotazioni: l’agenzia ritiene che «per ora l’Italia soddisfi la maggior parte dei requisiti di ammissibilità» al programma della Bce (tpi), «ma la domanda è se continuerà a soddisfarli in futuro». Per questo, continua Fitch, «sarà molto importante la prima legge di bilancio del prossimo governo: fornirà un’indicazione della futura direzione della politica e se questa si adatta ai criteri di ammissibilità Tpi». Per i quali c’è una condizione per ben precisa: per il prossimo premier «progettare una politica fiscale ampiamente in linea con le raccomandazioni specifiche per Paese stabilite dalla Commissione europea». In altri termini, una strada che più stretta non si può, molto poco compatibile con politiche fiscali espansive. Sulla stessa china anche il report scritto ieri da dall’altra agenzia di rating Dbrs Morningstar, che critica tutte le proposte che peggiorerebbero il bilancio dello Stato, sia di destra, sia di sinistra.
Il ballo è iniziato e all’appello mancano ancora Moody’s e Standard & Poor’s, le due agenzie maggiori. Ma l’impressione è che nell’ultima settimana prima delle elezioni, che si apre lunedì, arriveranno tutte.


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