• Al sud Italia uno su tre già non paga le sanzioni. E la stangata diventa un boomerang per il fisco

    Condividi l'articolo

    Un italiano su tre al Sud non paga le multe. Basterebbe questo dato fonte Cgia di Mestre su dati 2017 a capire che la stangata prevista a fine anno legata all’aumento del 10% delle multe per allinearle all’inflazione si trasformerà in un’altra minaccia per le famiglie e in un boomerang per i conti dello Stato, aumentando il tesoretto che l’Erario non riesce a incassare, trasformandolo in debito pubblico. Ecco perché Forza Italia fa suo l’appello per chiedere al governo il blocco dell’aumento previsto per il biennio 2023-2024. Una multa per divieto di sosta passerebbe dagli attuali 42 a 46 euro, l’uso del cellulare alla guida da 165 a 181 euro. D’altronde, se l’esecutivo prova a sterilizzare gli aumenti in bolletta e alla pompa di benzina, perché non dovrebbe fare lo stesso con le multe?

    «Lo Stato dovrebbe combattere di più i comportamenti di guida pericolosi», dice al Giornale l’avvocato Domenico Musicco, uno degli ideatori del reato di omicidio stradale e presidente dell’Associazione vittime stradali. Le multe non servono a educare gli italiani, a migliorare la sicurezza delle strade ma solo a far cassa ai Comuni, messi a stecchetto dallo Stato. Secondo i dati del Viminale solo le principali 21 città italiane incassano 400 milioni di euro l’anno. Molte delle sanzioni vengono demandate ad ausiliari del traffico che tecnicamente potrebbero solo multare le auto sulle strisce blu. «E soprattutto, gli introiti dei comuni dovrebbero essere utilizzati per la sicurezza stradale, cosa che non avviene quasi mai», prosegue Musicco. Gli autovelox, tanto per dirne una, vengono messi in strade a scorrimento rapido dentro le città e servono semplicemente a punire l’anziano che viaggia a 60 all’ora anziché a 50, «non in prossimità di discoteche e locali, dove gli incidenti continuano ad esserci perché mancano i controlli sul tasso alcolemico: ne facciamo 1 milione l’anno contro i 10 milioni di Francia e Inghilterra dove hanno ridotto il numero dei morti sulle strade da 10mila a 2mila in pochi anni mentre noi siamo fermi ai 3.600 morti al tredicesimo posto Ue con 48,6 decessi per milione contro una media europea di 44,7 anche perché i tutor vanno piazzati su tratti di 5 o 10 km come in Francia», ripete il legale. La guida con il cellulare è la prima causa di incidente, eppure non è nemmeno stata inserita tra le aggravanti dell’omicidio stradale.

    Anche senza aumento dell’inflazione gli importi delle contravvenzioni pagate ai Comuni crescono in automatico, come spiega il commercialista Gianluca Timpone: «Non appena l’importo non viene pagato e arriva in cartella esattoriale, la sanzione subisce un incremento del 50% a cui si aggiunge l’aggio di riscossione del 6% (abolito solo da quest’anno per le nuove cartelle) a cui ogni sei mesi si applica una maggiorazione semestrale del 10%».

    Facciamo un esempio: una multa non pagata di 100 euro se arriva in cartella esattoriale passa a 159, dopo sei mesi a 170 euro. «Con l’aggiornamento all’inflazione al 10% significa 17 euro in più», sottolinea Timpone, che poi denuncia un’altra stortura: «Quando il contribuente deve ricevere, in tempi biblici, gli interessi sono prossimi allo zero». Nei giorni scorsi l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha notificato a una signora anziana un’intimazione per recupero bolli auto non pagati nel 2003, sebbene ampiamente prescritti, come mancati pagamenti da parte del marito defunto. «Per far valere i propri diritti la signora, che ha una pensione minima da 550 euro al mese, dovrebbe rivolgersi ad un professionista perché in automatico la cartella difficilmente verrà annullata su semplice richiesta», denuncia il commercialista Timpone. Oltre al fermo della macchina, la signora rischia un pignoramento che aggredirebbe i risparmi di una vita.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte