“Alleanza col Pd? La farà Renzi”. Quel video di Calenda invecchiato male

Ago 2, 2022

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Per osservare i parodossi e le incoerenze della virata a sinistra di Carlo Calenda basta riavvolgere il nastro. 14 giugno 2022: ospite a SkyTg24, il leader di Azione spiegava davanti alle telecamere di voler costruire un’offerta politica alternativa ai due poli e rivendicava la propria indipendenza. Alleanze e accordi col Pd? Macché neanche a parlarne. Nemmeno un mese e mezzo fa, l’ex ministro respingeva con forza questa ipotesi e anzi prospettava – con accezione del tutto negativa – che a seguirla sarebbe stato in primis Matteo Renzi. Quel video, come si dice nel gergo dei social, è però invecchiato male. Anzi, malissimo. Le odierne immagini del sodalizio tra Calenda e dem, in questo senso, non richiedono nemmeno un controllo al Var: è tutto vero.

In questo caso, infatti, le istantanee sono cristalline. “Ritengo che Renzi farà un accordo col Partito Democratico, otterrà qualche collegio ma no, non farà parte di quest’area“, affermava a giugno Calenda, escludendo di fatto l’ex premier dalla propria idea di nuovo polo centrista. Nelle immense piroette a cui la politica ci ha abituati (ma mai abbastanza per non stupirci), il leader di Azione è però tornato sui propri passi in breve tempo e oggi ha formalizzato ufficialmente la propria volontà di affiancare il Pd nella corsa elettorale. E Renzi? Al momento è fuori dall’ammucchiata e assicura di volerne rimanere estraneo. Ma l’ulteriore paradosso è che ora a invitare il senatore fiorentino a unirsi alla brigata anti-centrodestra è proprio Calenda.

Renzi? Le porte sono aperte a tutti per discutere. Io ci ho pensato molto. Non credo che nessuno abbia mai messo veti dal punto di vista coalizione“, ha dichiarato lo stesso leader di Azione nel corso della conferenza stampa congiunta tenuta oggi con Enrico Letta. Lo stesso segretario dem, peraltro, si è detto disponibile a dialogare con il fondatore di Italia Viva in vista di un eventuale accordo. In poche settimane, lo scenario è cambiato davvero e per Calenda l’idea di realizzare un terzo polo indipendente è velocemente tramontata. Al riguardo, non sono mancate critiche e ironie da parte di chi aveva creduto che l’ex ministro dello Sviluppo economico potesse portare avanti un proprio progetto alternativo alla sinistra.

Politicamente, quello compiuto dal leader di Azione è stato un triplo salto carpiato che lo ha riportato alla posizione di partenza. Ovvero, al Pd. Qualcuno, sul punto, ha pure rispolverato un vecchio tweet del 2018 con il quale Calenda annunciava la propria iscrizione al Partito Democratico (peraltro sotto la guida dell’allora segretario nazionale Matteo Renzi). Il web, a differenza di certi elettori, ha la memoria lunga e quella tessera – rivista a tre anni di distanza – riemerge oggi come un emblematico cimelio.

Nel 2019, Calenda aveva lasciato i dem per fondare Azione e inaugurare un nuovo corso politico. Oggi, quello slancio e quello smarcamento si sono di fatto annullati con la sua confluenza nell’alleanza elettorale a traino Pd. La chiusura di un cerchio non privo di antinomie.


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