Altolà di Conte a Draghi, niente fiducia sul decreto aiuti

Mag 4, 2022

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    Un po’ in difesa e molto all’attacco: il M5s si sente accerchiato e alza le barricate. “Dicono spesso che vogliamo far cadere il governo. Io comincio a pensare che qualcuno voglia spingerci fuori dall’esecutivo” è l’allarme di Giuseppe Conte che inizia a guardare con sospetto “l’imboscata” in consiglio dei ministri sull’inceneritore di Roma. “Se questa fosse l’intenzione ce lo dicano chiaramente. Chiedo rispetto per gli 11 milioni di cittadini che hanno votato il Movimento” batte i pugni sul tavolo l’ex premier che lancia il suo altolà al governo: “Quella norma che riporta indietro le lancette dell’orologio non è neppure lontanamente coniugabile con il concetto di fiducia. La fiducia semmai la chiediamo noi Chiediamo fiducia e rispetto per i cittadini”. Intanto, spunta l’ipotesi di un nuovo passaggio in Consiglio dei ministri del provvedimento per alcuni “aggiustamenti tecnici” che consentano, ad esempio, una erogazione più veloce possibile del bonus da 200 euro a lavoratori e pensionati: il testo potrebbe arrivare in Cdm già domani quando potrebbe tenersi una nuova riunione. Tra gli aggiustamenti, spiegano fonti di governo, anche l’estensione alle imprese agricole degli aiuti del fondo per le imprese maggiormente colpite dalla crisi in Ucraina.

    Ma Conte ha il dente avvelenato ; non solo per il caso del termovalorizzatore ma anche per l’attacco del premier al Superbonus. “Mi ha meravigliato che proprio difronte al Parlamento europeo abbia trovato modo di parlare male di una misura che sta facendo correre il Paese” e che “gli ha consentito di fare il giro dell’Europa e fregiarsi dell’aumento del 6% del Pil” ,dice Conte piccato. Rassicura sul fatto che il M5s è sempre stato disponibile a migliorie anti-frodi: “siamo ragionevolmente disposti a migliorare le misure per contrastarle”. Ma lo rode un sospetto. “Non so se sia una rappresaglia: se lo fosse sarebbe molto grave” dice il leader M5s prendendo al balzo la palla che gli lancia il direttore di Tgcom Paolo Liguori. ” Se fosse una rappresaglia alla richiesta di sentire Draghi in Parlamento, come lei dice, sarebbe un’offesa gravissima al popolo italiano. Sarebbe molto grave se si trattasse di una rappresaglia di fronte ad una richiesta, che mi sembra legittima, di avere un primo ministro chiamato a rappresentare in Parlamento e quindi ai cittadini, e non al M5s, quali sono le posizioni che sta portando sul tavolo internazionale” sulla guerra in Ucraina. Già perché c’è anche questa vicenda al tavolo delle frizioni tra il M5s e il premier. Su questo terreno il M5s raccoglie sostenitori, non solo dalla Lega di Salvini ma anche a sinistra: “sulla nostra richiesta mi pare abbiano aderito anche altre forze politiche ed è stata accolta anche nel dibattito pubblico” osserva Conte.

    Draghi però parla di tregue, “anche localizzate, per permettere le evacuazioni di civili e favorire i negoziati di pace”. “Continuiamo ad aiutare l’Ucraina e a esercitare pressione sulla Russia, perché cessi immediatamente le ostilità” chiarisce il presidente del Consiglio al termine dell’incontro con il primo ministro giapponese Fumio Kishida. Anche il segretario del Pd prova a sedare gli animi. “C’è bisogno di unità come non mai sul governo, se non siamo unti in questa fase… credo che Draghi abbia detto le cose giuste a Strasburgo. L’Italia è il Paese che spinge di più per la pace ma c’è bisogno di maggioranza unita e coesa”. Eppure anche con il Pd Conte vede conti in sospeso da chiarire. “Chi vuole lavorare con noi deve sapere che ci sono principi non negoziabili” attacca l’ex premier che si lamenta : “il Pd era per la transizione ecologica, poi ci propone gli inceneritori. Chi lavora con noi deve chiarire quelle posizioni”. Nel tritacarne finisce anche l’alleanza per le amministrative: “noi abbiamo vincoli stringenti e alcuni pilastri come la cultura della legalità: è capitato che ci fossero progetti che non rispondono ai nostri standard” ha accusato Conte. Ma Letta si morde la lingua: “Io guardo gli argomenti che ci uniscono”. Chi invece dà voce ad alcuni sospetti, che si agitano anche dentro il Movimento, è il senatore dem Andrea Marcucci: “Conte dice che qualcuno vuole spingerli fuori dal governo. A me sembra che siano i Cinque stelle ad avere questo desiderio”.


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