Altro spreco colossale firmato Speranza-Arcuri. “Il premier lo rimuova”

Nov 11, 2021

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    Primo comandamento: negare l’evidenza. Ne sa qualcosa Roberto Speranza. Il ministro della Salute aveva detto in tv, in aula, sui giornali, di non sapere nulla del report indipendente del ricercatore Oms Francesco Zambon, sparito 24 ore dopo la pubblicazione perché ridicolizzava il ministero di cui l’Oms era la foglia di fico. Ieri al question time della Camera per l’interrogazione Fdi su una commissione d’inchiesta vera non ne ha fatto cenno: «Il Paese viene prima delle bandiere di partito».

    Eppure l’altro giorno grazie a Report è venuto fuori che non solo Speranza era a conoscenza dello studio indipendente, ma oltre a non averne capito fino in fondo le implicazioni («Ci inguaia solo per i morti», scriveva al presidente dell’Iss Silvio Brusaferro) si sarebbe speso in prima persona per modificarlo, mandando in avanscoperta l’ex numero due Oms Ranieri Guerra – indagato per aver mentito ai pm bergamaschi – e il suo allora capo di gabinetto Goffredo Zaccardi. Che a sorpresa qualche settimana fa si è dimesso, non prima di aver parlato ai pm di Bergamo che indagano per epidemia colposa.

    Oggi sappiamo che ci sono stati 130mila morti di Covid anche a causa di una sequela di inadempienze e di leggerezze: l’assenza di un piano pandemico aggiornato; il mancato utilizzo del piano datato 2006, adattabile al Covid anche secondo un parere legale rimasto in un cassetto; la mancata chiusura di Alzano e Nembro, di esclusiva competenza dell’esecutivo (come dimostrano alcuni documenti già in mano alla Procura); la mancanza di mascherine e dispositivi di protezione, accantonati in numero insufficiente e incautamente regalati alla Cina alla vigilia del cluster scoppiato in Lombardia; la mole di mascherine cinesi farlocche eppure sdoganate, che avrebbero fatto circolare il virus durante il primo lockdown; i dispositivi fallati comprati dall’ex commissario all’emergenza Domenico Arcuri e mai entrati in funzione, come i respiratori della Fondazione cinese legata a Massimo D’Alema o i 500 ventilatori da 10mila euro inutilizzabili e da buttare scoperti in Piemonte e denunciati dai deputati leghisti Elena Maccanti e Alessandro Benvenuto, assieme agli altri incauti acquisti della gestione Arcuri finiti in un dossier nelle mani del generale Francesco Paolo Figliuolo.

    E Speranza cosa dice? «Il piano pandemico antinfluenzale del 2006 non è stato aggiornato per 180 mesi in cui si sono alternati sette governi. Quello che non è stato fatto in anni è stato fatto in pochi mesi nel corso del mio mandato». Balle, dicono i deputati Fdi Galeazzo Bignami e Salvatore Caiata: «Speranza lasci o il premier Mario Draghi lo rimuova, ha mentito al Parlamento e ai parenti delle vittime del Covid che una settimana fa erano fuori dalla Camera a chiedere verità e giustizia». A sbugiardare Speranza è Guerra («Nel 2016 il Piano riletto era stato giudicato ancora adeguato») e soprattutto i verbali della task force, desecretati solo dopo la battaglia legale di Fdi tra Tar e Consiglio di Stato.

    Se ne parla anche nel libro La grande inchiesta di Report sulla pandemia di Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini (Chiarelettere). «Leggendoli si capiscono le contraddizioni degli uomini ai vertici della sanità, l’impreparazione dell’Italia e la sottovalutazione degli eventi da parte di chi circondava il ministro», recita lo stralcio anticipato da Dagospia. Il 29 gennaio 2020 il direttore dello Spallanzani Giuseppe Ippolito propone di usare il piano pandemico. Tra i presenti (Speranza, Brusaferro, Agostino Miozzo e Giovanni Rezza) nessuno replica, e il suggerimento resta lettera morta. «Uno dei dirigenti durante le riunioni passava più tempo a chattare con l’amante che a lavorare». E quando a febbraio il viceministro Pier Paolo Sileri di ritorno da Wuhan mise la task force in guardia, qualcuno replicò: «A Sile’, e nun porta’ sfiga!».


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