• Ancona, 73 sbarcati. E l’Ong dei migranti accusa il governo anziché gli scafisti

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    I talebani dell’accoglienza di Geo Barents accusano il governo di avere inflitto il mal di mare ai migranti sbarcati ad Ancona, già provati da torture e vessazioni in Libia come se il carnefice fosse l’esecutivo, e non gli spietati trafficanti della Tripolitania, che gongolano per il 35% dei migranti recuperati dalle Ong fatti sbarcare in Italia. Questi sono i dati, veri, riferiti alle 33.272 persone fatte partire dagli hub storici della tratta fra Zhawia e Zuara. In tutto le Ong del mare hanno portato in Italia 12.465 migranti nel 2022, il 12% del totale (oltre 105mila) da tutte le rotte.

    Nonostante l’evidente fattore di attrazione, almeno dalla Tripolitania, Juan Matias Gil, capo missione di Medici senza frontiere, a bordo di Geo Barents, piange il morto e spara a zero dopo aver sbarcato gli ultimi 73 migranti ad Ancona. «È stata una traversata molto dura, giorni di navigazione con onde alte più di tre metri. I naufraghi si sono indeboliti e ammalati» sostiene Gil, sempre alla carica con i governi, pure precedenti (Conte 1), che non vanno a genio alle Ong. «Il meteo avverso era previsto, molto brutto, onde oltre 3 metri. Ci sono persone infreddolite, ammalate indebolite, nausee e sofferenze anche tra membri del nostro equipaggio. Quattro giorni di navigazione in più sono stati una sofferenza inutile» ha continuato per rafforzare la protesta contro il porto troppo lontano concesso dal Viminale. A Gil e compagnia piace soccorrere facile e dettare le regole, come se Msf fosse al di sopra degli Stati. La sofferenza per il mare mosso colpisce, secondo Msf, i migranti «che hanno subito violenze di recente, che da un punto di vista psicologico hanno visto uccidere la propria famiglia nel Paese d’origine e sono stati torturati in Libia». Come se fosse responsabile il governo italiano delle nefandezze dei trafficanti. Medici senza frontiere dovrebbe farsi un’esame di coscienza e chiedersi se proprio la presenza delle Ong del mare al largo della Libia favorisce indirettamente il traffico con il 35% dei migranti dalla Tripolitania recuperati e portati in Italia.

    Anche la polemica sui migranti, fatti sbarcare nelle città portuali del Pd, si sta sgonfiando con i fatti. I 55 adulti arrivati ieri ad Ancona andranno in Lombardia e a Senigallia resteranno solo i 18 minorenni di Geo Barents.

    Ieri i talebani dell’accoglienza hanno beccato un’altra batosta. Il ricorso al Tar di Reggio Calabria per «liberare» Sea Watch 3 è stato respinto in maniera netta. Un’ispezione della Guardia costiera aveva scoperto diverse irregolarità, che hanno portato al fermo. La nave è stata giustamente ispezionata «in ragione dell’elevato numero di persone presenti a bordo e più precisamente 427 migranti più l’equipaggio, per un totale di 450». Il comandante doveva operare entro il limite di 236 persone stabilito per la nave. Sea Watch, dei talebani tedeschi dell’accoglienza, ha fatto spallucce. Il Tar riconosce che lo stesso stato di bandiera, la Germania, ha «riconosciuto» il fermo. E punzecchia la Ong sui «lamentati danni» sottolineando che «la medesima organizzazione» sta mettendo in mare «una nuova nave, la Sea Watch 5».

    Oggi il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sarà in Turchia per incontrare l’omologo Mevlut Cavusoglu. Lunedì seguirà una visita ad Ankara del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che sabato andrà a Trieste per la rotta balcanica. «È necessario un forte impegno da parte dei Paesi dell’area per contrastare le partenze irregolari e favorire un maggior numero di rimpatri – ha dichiarato Tajani – Parlerò con il ministro Cavusoglu non solo della rotta del Mediterraneo orientale, attraverso cui arrivano molti migranti in Europa via Balcani, ma anche di Libia che – insieme alla Tunisia – è l’altro grande bacino di partenza».


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