Ancora tensione sui mercati Europa giù, tonfo Wall Street

Giu 16, 2022

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     Tonfo per Wall Street. Il Dow Jones chiude in calo del 2,41% a 29.929,31 punti, il Nasdaq cede il 4,08% a 10.646,10 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 3,24% a 3.667,24 punti.  Una recessione “non è inevitabile”. Lo afferma il presidente americano Joe Biden all’Associtaed Press, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg.

    Il sospiro di sollievo è durato poco. La maggiore stretta della Fed dal 1994 e lo scetticismo sullo scudo anti-spread dalla Bce affondano le Borse che, dopo il rimbalzo di martedì, tornano sotto pressione con il riaffacciarsi di prepotenza dello spettro della recessione. Le piazze finanziarie europee chiudono in forte calo e vedono andare in fumo 233 miliardi. 

    Nel Vecchio Continente Milano è maglia nera chiudendo in calo del 3,32% e bruciando oltre 21 miliardi. Dietro Francoforte, che ha perso il 3,31% appesantita dalle tensioni sui titoli di stato tedeschi cresciuti di 20 punti base, tanto da far scendere lo spread tra Btp e Bund a 10 anni sotto la quota psicologica dei 200 punti (fino a 196) per poi chiudere a 202 punti.

    Sotto pressione anche i bond francesi: quelli a cinque anni sono saliti di ben 16 punti. A innervosire i mercati è soprattutto lo scetticismo sulle misure della Bce, sulle quali si sta lavorando con non pochi nodi da sciogliere, fra i quali quello della potenza del nuovo scudo anti-spread e le eventuali condizioni per i paesi beneficiari. “Hanno un piano per sviluppare un piano, ma il mercato vuole più dettagli”, afferma Willem Sels di Hsbc. “E’ una buona cosa che la Bce abbia reagito ma non c’è nulla di nuovo”, aggiunge Hadege Dufosse di Candriam.

    Ai dubbi sull’Eurotower si aggiungono i timori per una Fed troppo aggressiva. Lo storico rialzo dei tassi di interesse dello 0,75% per combattere un’inflazione che galoppa alimenta la paura di una recessione, data ormai quasi per scontata negli Stati Uniti dove le chance sono ormai date al 72%. A imboccare una strategia da ‘falco’ è anche la Bank of England, che ha ulteriormente alzato il costo del denaro di un quarto di punto avvertendo su una possibile fiammata dei prezzi sopra l’11% entro la fine dell’anno. Il caro-vita spinge all’azione anche la banca centrale svizzera che, a sorpresa, aumenta i tassi per la prima volta da 15 anni ritoccando il costo del denaro dello 0,50%. I mercati inevitabilmente guardano con preoccupazione questa corsa delle banche centrali verso nuove strette, temendone gli effetti sull’economia. I rialzi infatti minacciano di soffocare la ripresa facendo scivolare l’economia globale in una recessione senza avere la certezza, al di là dei proclami pubblici, di poter vincere la lotta contro l’inflazione.


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