Aneddoti, misteri e persino qualche scontro. Così i politici hanno lasciato le superiori

Giu 21, 2022

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    Di sicuro, tra chi siede oggi in Parlamento c’è chi parla volentieri dei propri studi e chi no. C’è chi scansa il pensiero della maturità e chi invece scava volentieri nella memoria: dipende. Magari qualcuno prova ancora un po’ di rabbia per qualche ingiustizia subita. Di leader che hanno ottenuto il massimo, senza presunzione di esaustività, ne possono essere menzionati almeno quattro: Giorgia Meloni, Matteo Renzi, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Il vertice di Fdi ha raccontato un aneddoto durante una presentazione del suo «Io sono Giorgia» a Perugia, così come ripercorso da Il Tempo. La Meloni ha optato per una traccia relativa alla «società multiculturale». Il che, in un contesto spesso ideologizzato come la scuola italiana, può avere degli effetti: «L’orale – ha fatto presente l’ex ministro della Gioventù – si trasformò in un processo a quello che avevo scritto. Il commissario interno era la professoressa che, per ostilità nei miei confronti, saltava direttamente il mio nome». Anche il leader d’Italia Viva Matteo Renzi ha ottenuto sessanta su sessanta. Poi l’ex presidente del Consiglio si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Firenze con una tesi di laurea su Giorgio La Pira. L’inquilino della Farnesina Luigi Di Maio ricorderà con piacere il massimo dei voti alla maturità classica. In seguito, com’è risaputo, l’attuale ministro degli Esteri non ha completato gli studi universitari. L’ex «avvocato degli italiani» Giuseppe Conte è a sua volta arrivato al vertice dei «quadri» della sua classe. C’è sempre l’eventualità che qualcuno abbia avuto la menzione d’onore, come nel caso dell’ex ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, che ha preso cento e lode al liceo Classico sperimentale Francesco Petrarca di Arezzo, e come in quello dell’ex ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che ha studiato al Liceo «Da Vinci» di Floridia. Andiamo avanti. Più di qualcuno, specie tra i corridoi dei Palazzi romani, dava per scontato che anche il segretario del Pd Enrico Letta avesse preso sessanta. In realtà, il voto dell’ex premier dem è stato cinquantasei. Un dato che corrobora comunque quanto raccontato al Giornale dal costituzionalista e deputato Pd Stefano Ceccanti: «Lo stesso mio voto. Letta era bravissimo a scuola». Il vertice della Lega Matteo Salvini, che ha frequentato il liceo classico Manzoni di Milano, è stato valutato con quarantotto su sessanta. Il presidente della Camera pentastellato Roberto Fico quaranta. C’è un «caso» – si fa per dire – Mario Draghi: la valutazione alla maturità del presidente del consiglio non è nota. Ma nessuno si azzarda a fare ipotesi diverse da quella che porta al sessanta. Gli studi del leader di Azione Carlo Calenda sono stati oggetto di qualche polemica. Lo scrittore Christian Raimo, come si legge sul sito del Corriere della Sera, ha scritto durante la campagna elettorale per le comunali di Roma che l’ex candidato sindaco si è «comprato la promozione in un esamificio». L’ex ministro dello Sviluppo economico aveva affrontato il tema «studi» ad Un Giorno da Pecora: «Al Liceo Mamiani ho avuto prima due materie, poi quattro e poi sono stato bocciato in prima liceo. Contemporaneamente, in prima liceo, ho anche avuto una figlia e sono stato sbattuto fuori casa». Erica Mazzetti, azzurra, rammenta: «Al sorteggio della seconda materia, tecnologia delle costruzioni, col mio progetto di villette a schiera, ho preso 39 e ho iniziato il tirocinio». Massimo dei voti invece per Montaruli (Fdi) e Gaetano Quagliariello.


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