Annullata multa a locale che serviva ai tavoli durante lockdown

Apr 29, 2022

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    (ANSA) – GENOVA, 29 APR – Il giudice di pace di Chiavari ha
    annullato la multa a un ristoratore di Lavagna che, durante il
    lockdown del 2021, aveva servito i clienti dopo le 18. “La
    previsione di fasce orarie nelle quali lo svolgimento
    dell’attività non era consentita – scrive il giudice Cristina
    Grassone nella sentenza riportata sull’edizione di levante del
    Secolo XIX – avrebbe dovuto essere supportata dalla specifica
    indicazione delle ragioni tecniche che facevano ritenere un
    incremento del rischio di diffusione del contagio nell’esercizio
    delle attività nelle fasce orarie in cui operava il divieto”.
        Il titolare, difeso dall’avvocato Marco Mori, aveva ricevuto
    una multa da 400 euro. La sanzione era stata impugnata e nei
    giorni scorsi è arrivata la sentenza.
        Le ragioni tecniche non sono contenute né “nel Dcpm del 14
    gennaio 2021 – scrive ancora il giudice – né nel verbale del
    Comitato Tecnico Scientifico della seduta del 12 gennaio”. La
    sentenza del giudice di pace chiavarese, la prima nel territorio
    del Tigullio, potrebbe incoraggiare adesso i ricorsi dei
    ristoratori che sono stati sanzionati nei mesi difficili delle
    restrizioni e delle chiusure.
        I fatti risalgono al gennaio 2021. Il ristoratore tiene
    aperto il locale anche oltre l’orario previsto dal decreto del
    Governo. Per questo riceverà più multe, così come verrà multato
    per la questione del Green pass. La sentenza depositata nei
    giorni scorsi, si riferisce ad uno dei verbali presi dal
    ristoratore. “Impugneremo anche le altre sanzioni”, sottolinea
    l’avvocato Marco Mori. Il giudice Cristina Grassone scrive
    ancora nella sentenza: “nel caso che ci occupa, la limitazione
    dell’orario di svolgimento dell’attività di ristorazione
    determinava la compressione di un diritto costituzionalmente
    garantito, quale quello del libero esercizio dell’attività
    economica”. In conclusione, il giudice di pace, ha sottolineato “l’illegittimità del Dcpm del 14 gennaio 2021 nella parte in cui
    individua la misura violata senza esplicitare i presupposti di
    fatto, nonché le ragioni tecnico scientifiche, poste a
    fondamento della misura restrittiva”. (ANSA).
       


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