ANSA/Libro del giorno: Calabresi, Quello che non ti dicono

    – MARIO CALABRESI, ‘QUELLO CHE NON TI DICONO’ (Mondadori, pag. 200, euro 18,00).
    Marta, una figlia che il padre non lo hai mai conosciuto, anzi lui è morto che non sapeva nemmeno che sarebbe diventato padre e la figlia non aveva mai saputo nulla di suo padre. Lui si chiamava Carlo Saronio e la sua è una di quelle complesse vicende degli anni Settanta a cui non ci si abitua, sulle quali soprattutto non si riesce mai a fare chiarezza. Un clima che spiega bene Mario Calabresi parlando della madre di Marta, Silvia: ”La guardo e capisco perchè non ha parlato per più di quarant’anni: pensa che sia impossibile capire, solo li, nella sua memoria privata, riesce a tenere insieme tutto”. Nella vita di un uomo, Carlo Saronio appunto, ucciso dai suoi rapitori per errore con una dose eccessiva di cloroformio, la sintesi di un momento storico di cui è difficile venire a capo. Calabresi ci prova con la grazia umana e la determinazione del giornalista, in punta di piedi in una vicenda in cui si sente emotivamente coinvolto, lo dice subito. E il nome di suo padre del resto, viene inevitabilmente evocato più volte, perchè era lui che si era occupato del caso Saronio.
    ”Mi rendo conto – scrive – che la frattura interiore che tormentava Carlo, tra la vita agiata e isolata della sua famiglia e la voglia di una normalità, non basta a raccontare una biografia. Carlo aveva tante linee di frattura e le contrapposizioni si moltiplicavano. Dopo aver parlato con Marta pensavo che la storia di suo padre si potesse leggere in una tensione tra ricchezza e povertà, tra centro e periferia. Ma quando Carlo arriva in periferia apre una nuova contrapposizione: da un lato l’opzione di un impegno non violento, dall’altro l’eversione”. I Saronio erano una delle famiglie più ricche della città, Carlo vive in un palazzo nobiliare a Corso Venezia e viaggiano in Rolls Royce. Però pur essendo di estrazione e fede molto cattolica, è affascinato prima dalla vita delle periferie dove studente di Ingegneria alla Bocconi va a prestare servizi volontario. Nella sua ricerca sociale che è ricerca interiore, si avvicina a Potere Operaio, arriva a nascondere proprio i quel palazzo uno dei protagonisti del movimento, Carlo Fioroni, ricercato perchè la macchina con cui Giangiacomo Feltrinelli era andato all’appuntamento fatale con la morte sul traliccio che voleva far saltare con una carica di dinamite esplosa prima del tempo tra le sue mani, era intestata a lui. Silvia arriva a sospettare, rivela, che potesse essere stato lui stesso a voler inscenare il suo rapimento compiuto proprio da Potere Operaio con la finalità di chiedere un riscatto, che viene pagato quando lui è già morto, per finanziare la lotta armata. Ma, come racconta bene Calabresi, a dissipare questi dubbi e a restituire alla luce la sua vicenda è proprio l’amore per la donna che, ma questo lui non lo saprà mai, gli ha dato una figlia. (ANSA).
   


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