• “Aprano i porti alle ong o niente ricollocamenti”. Il ricatto della Francia all’Italia

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    Era nell’aria e puntualmente il ricatto francese si è avverato. A Bruxelles, dove si sono riuniti i ministri dell’Interno dell’Ue per discutere di immigrazione, il ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin ha messo nero su bianco il monito all’Italia. “Se l’Italia non prende le navi e non accetta la legge del mare e del porto più sicuro non c’è motivo che i Paesi che fanno i ricollocamenti siano Francia e Germania – ha detto – che sono quelli che accolgono le navi e sono gli stessi che accolgono direttamente i migranti dall’Africa e dall’Asia“.

    “Bisogna ricordare a tutti qual è il diritto del mare – ha proseguito il titolare dell’Interno francese – evidenziare che le Ong che operano nel Mediterraneo si trovano lì evidentemente per salvare le persone e in nessun caso possono essere equiparate ad organizzazioni di passaggio e, infine, bisogna ricordare che i Paesi del Sud del Mediterraneo devono aprire i loro porti perchè a volte ci sono imbarcazioni delle ong che attraversano le loro acque territoriali e alle quali non vengono aperti i porti”.

    Da dove nasce la presa di posizione francese

    Già nelle ore immeditamente precedenti la riunione dei ministri dell’Interno, si era ben compreso come Parigi non avesse ancora deposto l’ascia di guerra nei confronti del nostro Paese. L’Eliseo, indispettito dall vicenda Ocean Viking, nei giorni scorsi ha usato parole riconcilianti dopo i toni minacciosi seguiti allo sbarco della nave dell’Ong francese Sos Mediterranée a Tolone.

    C’è stata anche una chiamata tra i due presidenti, Emmanuel Macron da un lato e Sergio Mattarella dall’altro. Ma la promessa di collaborazione evidentemente è serviata unicamente a stemperare provvisoriamente gli animi. In realtà, alla prima occasione utile, il governo francese è tornato all’attacco dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.

    A Bruxelles la Francia ha fatto un parziale passo indietro, tornando a minacciare di non farsi più carico dei migranti rientranti nell’accordo sulla redistribuzione di giugno. In quel mese infatti, l’Unione Europea ha approvato un piano che prevedeva la solidarietà volontaria di alcuni Paesi i quali hanno promesso di prendere nel proprio territorio almeno diecimila migranti. Di questi, 3.500 dovrebbe essere destinati in Francia. Il condizionale è però d’obbligo. Sia perché di migranti ne sono partiti, da giugno a oggi, appena poche decine. E sia perché, dopo il caso Ocean Viking, l’Eliseo ha deciso di boicottare quell’accordo.

    I toni più bassi dei giorni scorsi avevano fatto desistere la Francia da questo boicottaggio. Ma oggi, per l’appunto, Parigi è tornata a minacciare il governo italiano e a chiedere precise garanzie. Ossia, farsi carico di chi sbarca con navi Ong. Diversamente, niente accordi sulla redistribuzione. Una minaccia all’Italia, ma anche un modo per l’Eliseo di fissare un preciso principio a livello europeo: i migranti soccorsi dalle cosiddette navi umanitarie, devono andare nei porti dell’Europa meridionale. Tradotto, la Francia non accetterà più altre Ong nei propri porti.


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