Arriva la nave del gas e torna l’esercito del “no”

Giu 21, 2022

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    Oltre 290 metri di nave. Circa 170mila metri cubi di stoccaggio. Una capacità di rigassificazione di 5 miliardi di metri cubi all’anno. Sono questi, in sintesi, i numeri della Golar Tundra, l’imbarcazione che dovrebbe alleviare le pene energetiche provocate dal conflitto ucraino. Obiettivo: ricevere gas naturale liquido (Gnl) dai fornitori esteri, riportarlo allo stato gassoso, immetterlo nella rete e permettere così all’Italia di diversificare, ovvero ridurre le forniture russe senza restare al freddo.

    Semplice, eppure complesso. Perché in Italia non esiste infrastruttura che non conosca comitati per il no. No Tav. No Tap. No termovalorizzatore. E adesso no ai rigassificatori, che nel piano del governo dovrebbero essere due: uno in Toscana, operativo entro la primavera 2023; e l’altro a Ravenna, pronto non prima del 2024. Sabato pomeriggio però a Piombino 2mila persone si sono riunite per contestare il progetto, capitanate da un’alleanza trasversale di partiti (FdI, Sinistra Italiana, M5S, Lega). C’è chi teme che l’uso dell’acqua di mare per scaldare il Gnl possa raffreddare il Tirreno. Chi ha paura che il minimo sversamento di cloro uccida la pesca. Chi punta il dito contro le possibili ricadute sull’economia locale, sul turismo e sulla cantieristica navale. E chi, come il sindaco di Fdi, Francesco Ferrari, mette sul piatto il tema della sicurezza. «Al largo di Livorno – dice al Giornale – c’è un impianto simile circondato da un’intera zona interdetta alla navigazione. Perché allora vogliono ancorare la Golar Tundra in porto, vicino alla città e ai moli di partenza dei traghetti?».

    Il fronte del no spera che il governo individui un altro sito dove piazzare la nave, già acquistata dalla Snam per 330 milioni di euro. Non ci sono però piani B. L’Italia ha bisogno di un rigassificatore al Centro-Nord perché qui si concentrano i maggiori consumi energetici. E il porto di Piombino ha la profondità di pescaggio giusta, una banchina abbastanza lunga e dista solo 8 km dalla più vicina rete di metanodotti. «È l’unica soluzione possibile se vogliamo garantire in tempi brevi indipendenza energetica al Paese», spiega il ministro Cingolani.

    A regime la nave potrà contribuire al 6,5% del fabbisogno nazionale. Il niet dei critici per ora si basa più su questioni di principio che sulla lettura dei dati. Le relazioni tecniche verranno infatti presentate nei prossimi giorni con l’istanza che Snam sta preparando per dare il via all’iter burocratico. In quei documenti, secondo quanto risulta al Giornale, ci sono tutte le risposte ai dubbi sollevati.

    La concentrazione di cloro che finirà in mare sarà inferiore ai limiti di legge, assicurano i tecnici. E la nave in questione è più moderna e sofisticata di quella impegnata a Livorno, che peraltro agisce in un contesto diverso. Inoltre, a Piombino sorgerà un’installazione temporanea dal profilo emergenziale. L’alternativa? Il caos. «Senza questa soluzione – dice Cingolani – dovrei staccare la luce alle fabbriche italiane».


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