Arriva ‘M. Gli ultimi giorni dell’Europa’ di Antonio Scurati

Ago 5, 2022

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ANTONIO SCURATI, ‘M. GLI ULTIMI GIORNI DELL’EUROPA’ (BOMPIANI, PP 848, euro 18.00)

Arriva “M. Gli ultimi giorni dell’Europa”, terzo romanzo della serie bestseller di Antonio Scurati dedicata al fascismo e a Benito Mussolini, che sarà in libreria, sempre per Bompiani, il 14 settembre. Dopo ‘M. Il figlio del secolo’, vincitore del Premio Strega 2019, in vetta alle classifiche per due anni consecutivi, in corso di traduzione in quaranta paesi, diventato uno spettacolo teatrale e una serie televisiva di prossima realizzazione, e ‘M. L’uomo della provvidenza’, il nuovo romanzo di Scurati si concentra sul cruciale triennio tra il 1938 e il 1940. Sono gli anni dell’infamia delle leggi razziali e della scellerata alleanza con la Germania nazista. Scurati scandaglia il madornale autoinganno, il delirante opportunismo, il cinismo suicida con cui Mussolini trascina l’Italia e l’Europa nel baratro.
    Come nasce una guerra? E’ un momento ancora una volta angosciosamente carico di similitudini con il nostro presente che vede lo scacchiere europeo percorso da profonde inquietudini. Nel maggio 1938 Benito Mussolini ha quasi 55 anni, guida un impero che si estende dal Brennero all’Abissinia, ha proclamato l’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni ed è in piedi che attende un treno in arrivo nella nuovissima stazione Ostiense. Su quel convoglio adorno di aquile e croci uncinate viaggia Adolf Hitler, che giunge in Italia accompagnato da una delegazione di gerarchi per una visita che toccherà Roma, Napoli e Firenze. Non sono passate che poche settimane dall’Anschluss dell’Austria e dalla prima “informazione diplomatica” nella quale si parla di questione ebraica in Italia, eppure il mondo crede ancora che il delirio di potenza possa fermarsi. Ci crede fortissimamente, e contro ogni evidenza, anche il podestà di Ferrara, Renzo Ravenna, avvocato decorato nella Grande guerra e fascista zelante, che, come migliaia di altri ebrei italiani, non si dà pace per i provvedimenti seguiti all’approvazione delle “leggi razziali”, e rimane senza parole quando legge che il giornale diretto dall’amico Nello Quilici appoggia il decreto di espulsione degli alunni ebrei dalle scuole. Anche Margherita Sarfatti, che aveva iniziato il giovane Benito all’arte e alla diplomazia, paga con l’esilio le proprie origini ebraiche ed è ormai dimenticata in favore della giovane, fascistissima Clara Petacci. Tutto sembra procedere a gonfie vele, tanto che Galeazzo Ciano, genero del Duce e ministro degli Esteri, può dedicarsi all’invasione dell’Albania ignorando invece le informative sempre più inquietanti che giungono da Berlino. E allora perché il Duce, rintanato nella sala del Mappamondo, sente l’angoscia corrodergli i visceri? Illuso di poter influenzare le decisioni del Führer, consapevole della nostra impreparazione alla guerra, preda di uno spaventoso delirio, M trascina la nazione verso la tragedia: il 10 giugno 1940, ormai maschera di se stesso, si affaccia alla finestra di Palazzo Venezia per annunciare al mondo l’ora delle decisioni irrevocabili. 


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