Arriva ‘Tony!’, il musical che sbeffeggia Blair

Protagonista di libri, film, docu-serie tv, il premier britannico più criticato (e per certi versi odiato) degli ultimi anni finisce per ispirare anche un musical parodia sulla sua vita. Il roboante ‘Tony!’ si propone infatti di essere una rock opera caustica e sferzante sul primo ministro laburista Tony Blair, che è passato dai fasti della ‘cool Britannia’ nel 1997 al pantano sabbioso del deserto iracheno, con l’intervento armato nel 2003 a fianco degli Stati Uniti di George Bush contro il regime di Saddam Hussein, deciso in modo ingannevole denunciando la presenza di armi di distruzione di massa mai trovate.
    Il musical è stato scritto dal comico e conduttore britannico Harry Hill, insieme a Steve Brown, mentre la regia è di Peter Rowe. E’ in programma dal 4 al 6 febbraio nel cartellone 2021 del Turbine Theatre di Londra, all’interno del New Musical Theatre Festival. Già dalla presentazione si capisce il tono dello spettacolo: “la storia di come un uomo sia potuto passare da amante della pace, hippy dai capelli lunghi e aspirante pop star a multimilionario guerrafondaio in appena un paio di decenni”.
    Blair in gioventù era un appassionato di musica rock e pop, e negli anni dell’università era stato fra i fondatori di una band, chiamata Ugly Rumours. Lui cantava e suonava la chitarra.
    Il futuro premier non ha fatto però molta strada in quel campo e lo ha abbandonato subito dopo aver terminato l’università a Oxford, pur restando un grande appassionato di musica. La rock opera su di lui viene ancora descritta, in termini sarcastici, come “un’esilarante tragedia di intrighi politici, religione, potere e romanticismo che distorce i fatti e guarda tanto a Citizen Kane quanto ai fratelli Marx, Karl e Groucho”.
    Sono diversi i personaggi che si alternano sul palco e sono stati tutti protagonisti indiscussi dell’epoca di Blair: a partire dalla moglie Cherie, alla principessa Diana, ai suoi collaboratori John Prescott, Peter Mandelson, Alistair Campbell, fino al presidente Bush e Osama Bin Laden. E, ovviamente, non può mancare il ‘dodgy dossier’, il dossier ingannevole, come è passato alla storia il rapporto che convinse il Parlamento di Westminster ad appoggiare l’allora capo di governo nella sua impresa al fianco degli Stati Uniti.
    La guerra in Iraq aveva poi scatenato grandi proteste di piazza pacifiste nel Regno e nel resto dell’Occidente. Il dossier diventa una sorta di ‘convitato di pietra’, che pesa come un macigno sull’eredità scomoda dell’ex premier e forse anche sulla sua coscienza. (ANSA)


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