Aspettare l’antidoto non basta

Il governo tira a campare con un altro lockdown inutile, nel quale non farà nulla, approfittando anche del provvidenziale annuncio del vaccino, che ha mosso montagne di soldi. Chi guadagna quando la gente sta chiusa in casa ha perso, mentre chi è legato all’industria del tempo libero ha brindato. Però, il tempismo delle urne chiuse qualche sospetto che ci fossero dei calcoli dietro l’annuncio lo fa sorgere. Specie dopo che Trump aveva puntato il jolly sul vaccino ai primi di novembre, consapevole che gli americani gli stavano sfilando la Casa Bianca per la pessima gestione della pandemia. Una classica October surprise, tipo quella del ’79 ai danni di Carter, quando Reagan e Bush pare abbiano complottato con l’Iran per far rilasciare gli ostaggi solo dopo le elezioni.

Allora, cosa davvero ci separa ancora da un ago infilato nel braccio e amen, bye-bye Covid? A parte completare tutte le fasi di sperimentazione ancora in agenda, tipo verificare che il vaccinato non sia contagioso, ci sarebbe da montare una catena-del-freddo mai vista per i prodotti di consumo di massa. I bastoncini di pesce si muovono a meno 18°C, mentre il vaccino annunciato viaggerebbe a meno 70. Una catena si può costruire, certo, ma sarebbe molto costosa e magari non arriverebbe alla farmacia dietro l’angolo o allo studiolo del medico di famiglia. I drive-in potrebbero farci compagnia anche in quel caso, con la complicazione del richiamo per la seconda dose. Il che ci porta all’altro dettaglio operativo, in cui abbiamo dimostrato la nostra invincibilità. Un sistema che non è in grado di fornire i vaccini influenzali, quali capacità avrebbe di somministrare a 60 milioni di cittadini quello anti-Covid? Se il virus avesse sensibilità umana, si stuferebbe di entrarci nei polmoni ben prima che noi riusciamo a vaccinarci tutti. Cosa che comunque un giorno sarà, ma difficilmente nel 2021.

Questo è il vero punto. Se il vaccino fosse questione di qualche mese, la chiusura fino a Natale potrebbe essere spacciata per l’ultimo sacrificio. Poiché non andrà così, dobbiamo fare i compiti, mentre la ricerca scientifica finisce di fare i suoi. Cosa deve accadere affinché alla seconda ondata non ne seguano una terza e poi una quarta? In che cosa l’apertura natalizia dovrà essere diversa da quella estiva, perché non ricominciamo a trasmetterci il virus l’un l’altro? Questo dovrebbero chiedere i tg e i varietà pseudo-giornalistici.

Non ci possiamo più accontentare di curare la parte sanitaria, con strumenti, posti letto e personale. Bisogna sistemare una volta per tutte il tracciamento, che deve viaggiare sul digitale. A un social network basta che noi digitiamo una volta una data di nascita e ci arrivano per anni gli auguri da centinaia di persone che manco conosciamo. La gestione incerta e felpata della app Immuni invece è stata un flop, che non ha evitato decine di morti, forse centinaia. Va bene mettere contagi e privacy sul piatto della bilancia, a patto che sia accesa e possa segnare che la salute e la vita pesano di più. Poi è fondamentale studiare i comportamenti, i flussi della mobilità, per distribuire le persone il più possibile, nello spazio e nel tempo. Infine, ma è la cosa più importante, responsabilizzare le persone. Mandare milioni di italiani in giro per regali non potrà somigliare all’oratorio, quando il parroco lanciava il pallone e tutti a correre. La faccenda già adesso è tragica. Vediamo che non diventi umiliante.



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