Audiovisivo vede nero, “risorse per la ripresa”

Un trend in crescita fino all’anno passato che la pandemia ha interrotto, con un impatto forte quest’anno e anche nel 2021, se non ci saranno inversioni di tendenza, sia in termini di pubblicità che di incassi in particolar modo per le sale cinematografiche. E’ il quadro delineato dal secondo Rapporto sul settore dell’Associazione dei produttori dell’audiovisivo, che lancia l’allarme e chiede al governo di intervenire per garantire le risorse necessarie. “Ci aspettiamo che anche l’anno prossimo si possa garantire un fondo straordinario e il tax credit maggiorato come è stato in era covid, perché è uno strumento indispensabile per il nostro settore e la ripresa della produzione”, ha detto il presidente dell’Associazione, Giancarlo Leone, in occasione del Mercato Internazionale dell’Audiovisivo, sottolineando come sia fondamentale “che nel Recovery Plan siano chiaramente individuate le risorse per il settore”. Un peso particolare lo ha la Rai che offre i tre quarti delle ore stagionali di produzione.
    “In questa fase così delicata sarebbe impossibile comprendere come Rai possa disinvestire nella produzione di film e fiction a causa dei previsti minori introiti pubblicitari – ha aggiunto Leone -. Per questo APA chiede al governo di riconoscere a RAI quella quota di extra gettito da canone e di trattenute fiscali che valgono annualmente circa 180 milioni di euro”.
    Un appello condiviso dall’ad della Rai, Fabrizio Salini.
    “Non fermiamo le macchine, come qualcuno ha scritto sulla stampa. Continuiamo a investire nello sviluppo del settore audiovisivo, ma senza il riconoscimento di quello che si deve alla Rai ci saranno meno risorse che potremo immettere nel settore”, ha detto, assicurando che presto sarà nominato il nuovo direttore della Fiction, di cui conserva ancora l’interim.
    Il capo del Mibact, Lorenzo Casini, ha assicurato che il governo continuerà a garantire risorse, che negli ultimi sei anni – ha ricordato – sono triplicate. “Lo strumento del tax credit ha funzionato benissimo – ha aggiunto -, ma credo che la sfida del futuro sia superare il tax credit, avvicinandosi al modello francese, nel quale non ci sia un inseguimento continuo di risorse. E’ un settore in cui la programmazione non può essere condizionata dai tempi in cui lo stato decide che ci sono risorse aggiuntive”.
    Il quadro è preoccupante: secondo i primi risultati sugli effetti dell’emergenza Covid sull’occupazione, la produzione audiovisiva ha registrato una riduzione del 46,4% delle iscrizioni di imprese durante l’anno in corso, in un settore che vede coinvolte 122.905 persone. La produzione nazionale ha raggiunto nel corso del 2018 un valore di 1,2 miliardi e nel 2019 si stima una crescita che innalzerebbe il valore a circa 1,3 miliardi di euro, con un peso della fiction nel 2018 di 443 milioni, dei film di 382 milioni e degli altri generi televisivi (programmi di intrattenimento, talk show, documentari) di altri 300/340 milioni.
    Prosegue negli anni la rapida crescita dell’online video. Si tratta di una tendenza già presente durante il 2019 e che si evidenzia ancora di più nel corso del 2020, anche a seguito della pandemia. A farla da padrone sono newcomer come Netflix e Amazon. “L’approdo in Italia testimonia la volontà di investire in modo strategico sulla produzione nazionale – ha detto il Vice President Original Series di Netflix Italia, Eleonora Andreatta -. Quest’anno le stagioni di serie lanciate su Netflix sono state cinque, quello che noi prevediamo è di raddoppiare questo numero nel giro di due anni”. 
   


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