Avallone, pandemia ci chiede un altro uso dei social

 SILVIA AVALLONE, UN’AMICIZIA (RIZZOLI, PP 449, EURO 19,00). La parola e l’immagine, la letteratura e i social. Due amiche opposte per carattere e stile di vita, Elisa e Beatrice, ci mostrano l’essenza e il cortocircuito di questi due mondi nel nuovo romanzo di Silvia Avallone, ‘Un’amicizia’, pubblicato da Rizzoli, che racconta cosa siano stati gli anni Duemila nella vita di due ragazze adolescenti.
    Un romanzo speciale scritto in prima persona, in cui l’autrice di ‘Acciaio’, Premio Campiello Opera Prima 2010, fa i conti con se stessa, si mette in discussione e compie anche la sfida riuscita di usare lo strumento della letteratura per indagare il mondo dei social.
    “Beatrice ed Elisa sono un po’ quelli che io chiamo i due demoni del nostro tempo: l’immagine e la sua potenza in questi anni di web e social. E la parola scritta, i libri, la lettura, che in questa rivoluzione digitale hanno perso terreno. Sono due demoni collegati” dice all’ANSA la Avallone.
    Beatrice risponde al demone della visibilità, ha l’esigenza di mostrarsi, di essere sempre al centro dell’attenzione, inonda il web di sue immagini, con tanti like, di bellezza e perfezione. Elisa è l’invisibilità a cui danno accesso le parole dei romanzi che lei ama, quelle cose che non si dichiarano ad alta voce, l’anima dei personaggi. “Nel romanzo c’è questo confronto, questo cortocircuito. L’esigenza unica è quella di raccontare se stessi, la propria vita. Ma con la parola scritta, in un romanzo, non si cerca il consenso degli altri. Nel web si recita e non si fanno i conti con se stessi” spiega la Avallone, 36 anni, che è nata a Biella ma vive da 17 anni a Bologna. Ed è convinta che “siamo pronti ad usare il web in modo diverso”.
    “I social sono uno strumento straordinario, ma andrebbero utilizzati in modo consapevole. Questa pandemia ci sta chiedendo di usare i social in maniera diversa e di rivedere le nostre priorità. Nella sofferenza guardare i personaggi famosi che sorseggiano cocktail a bordo piscina, perfetti e scintillanti, non ci serve a niente. Abbiamo bisogno di uno scambio umano. Nel primo lockdown ci sono stati tanti consigli di lettura, spesso mancavano le parole per costruire un mondo diverso” afferma la Avallone che quando i social sono arrivati nelle nostre vite si è sentita “minacciata”. “Perché – spiega – raccontano gli altri in maniera opposta ai romanzi. Sul web pubblichi quello che vuoi far vedere. Nei romanzi si raccontano i lutti, le malattie, il dolore”.
    L’importanza delle parole è profondamente indagata, anche con molti riferimenti letterari, in ‘Un’amicizia’. “Con i social il nostro linguaggio si è molto impoverito, semplificato. E’ diventato aggressivo e violento. Dobbiamo tornare ad usare un linguaggio complesso per raccontare quello che proviamo e viviamo. Ci vuole un cambio di passo e rispetto per gli altri.
    Dobbiamo costruire un cambiamento, se non ora quando?” dice la scrittrice. Certo, ci vorrà del tempo, ma “tutti – sottolinea – dobbiamo fare la nostra parte. Il mondo di prima, in cui è cresciuta Beatrice, quello dell’avere tutto, comprare tutto, non lo rimpiango, perché ha fatto danni all’ambiente e alle nostre relazioni. Ci vuole più cura verso i territori e gli altri e la cultura deve essere promossa a tutti i livelli. Ci si stufa dei selfie, dell’omologazione, abbiamo voglia di essere accettati per quello che siamo”.
    Il territorio, come in tutti i romanzi della Avallone, è quello della provincia, questa volta indefinita in una sigla ‘T’. “Desideravo che il luogo dell’adolescenza fosse il luogo dell’anima, del cambiamento” racconta.
    Facebook, instagram, influencer sono parole che non si trovano mai nel romanzo, anche se Beatrice è chiaramente una influencer, ma è come se la Avallone non volesse affidarsi a queste parole, bensì a quello che ci sta dietro. Mentre in Elisa, introversa e un po’ all’antica, si ritrova l’amore della Avallone per i libri. “Beatrice incarna tutto quello scintillare che spesso nasconde dolore. E’ una persona. E anche Elisa ha un sacco di problemi da sistemare. Sono due figure di scavo dietro la femminilità che è ingabbiata dentro uno stereotipo, mentre ognuna si deve raccontare nella sua complessità. Nell’amicizia uno cerca la propria identità, se stesso e anche il disobbedire ai genitori, all’educazione familiare. Ognuna cerca nell’altra la parte che le è mancata. Beatrice è la dea della fama e abita in ciascuno di noi”.
    Fondamentale il retroscena familiare, il rapporto con la madre, delle due ragazze in questo romanzo in cui è più volte evocata Elsa Morante. “Per me è la maestra in assoluto. Ha saputo raccontare il mistero, la violenza femminile, il sortilegio che c’è nella femminilità e non si è potuto esprimere. Ci è sempre stato chiesto di fare un passo indietro.
    La Morante è entrata bene dentro questa clamorosa ingiustizia” spiega la scrittrice che potrebbe essere candidata al Premio Strega 2021. “Non mi sono posta il problema. In questo momento con ‘Un’amicizia’ spero di essere utile ai lettori e alle lettrici più di prima”. (ANSA).
   


Fonte originale: Leggi ora la fonte