• “Basta fare gli schizzinosi”. Santori cambia idea e s’innamora del Pd

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    Odi et amo. L’epigramma latino, stavolta, descrive un epitaffio: quello delle Sardine. Il rapporto di odio e amore che queste ultime avevano con la politica, infatti, si è evoluto ora in una direzione più netta. Iscrivendosi formalmente alla costituente Pd, il fondatore del movimento Mattia Santori ha di fatto seppellito lo spirito barricadero d’un tempo per adeguarsi alle disciplinate regole partitiche. Ormai sono lontani i tempi in cui le Sardine si presentavano come “anticorpo permanente” e un po’ naif agli apparati elettorali canonici; sono un ricordo le adunate casiniste convocate per dare una scossa al palazzo. Ora il linguaggio è diverso e risuona come una chiamata alle armi. Basta fare gli “schizzinosi“: il futuro è dem.

    Santori, “Pd argine al sovranismo”

    A esortare le (ormai ex) sardine è stato proprio Mattia Santori, all’indomani di un’intervista nella quale aveva annunciato di essersi iscritto al congresso Pd. “Che siate amici, sardine, compagni o semplici cittadine non importa: questo messaggio è rivolto a voi“, ha esordito il consigliere comunale bolognese, suonando poi la gran cassa: “Che ci piaccia o no, il Partito Democratico è ad oggi la più grande comunità politica a livello nazionale, con i pregi e difetti che conosciamo e che tante volte abbiamo sottolineato. Ma si tratta pur sempre di un insieme di persone che costituisce un argine al sovranismo politico, al narcisismo elettorale, alla deriva dell’antipolitica“. Un atto di fiducia importante ed esplicito, col quale Santori ha motivato la propria decisione di spendersi per la causa dem.

    Le critiche ai dem e la nuova infatuazione

    Se si fosse fatto un congresso vecchio stampo, cambiando segretario senza mettere in discussione il sistema di struttura e di valori, avremmo avuto la scusa (io in primis) per mandare tutti a quel paese e farci i fatti nostri. Ma così non è avvenuto“, ha proseguito il fondatore delle Sardine, spiegando di aver colto nel Pd un sincero slancio al rinnovamento, soprattutto nella decision di aver aperto la costituente anche ai non iscritti. Per Santori, che non è tesserato (ma che già governa a Bologna in quota dem), una buonissima notizia. “Che ci crediate o no, il Pd si è davvero messo in discussione“, ha infatti constatato l’attivista felsineo, che solo poche settimane fa aveva detto peste e corna dei dem, descrivendo il loro partito come “acciaccato e senza energie.

    L’appello alle sardine

    Ora, sorpresa: in un mesetto abbondante, secondo Santori, l’aria sarebbe cambiata. Da qui, il suo appello a scommettere sul Pd. “A oggi le opzioni sono due: continuare a fare gli schizzinosi, picconando dall’alto della nostra superbia un corpo democratico che sta cercando di rigenerarsi; oppure provare a prenderci cura di una comunità che non aspetta altro che nuova linfa vitale per tornare a fare bene la propria missione“, ha argomentato il consigliere comunale, con un’allusione che sembrava riferita proprio alle sardine più refrattarie all’incardinamento politico. “La rigenerazione del principale partito di opposizione, nonché del partito che ad oggi amministra il maggior numero dei comuni italiani, ci riguarda. Io ho deciso di iscrivermi, da solo e in totale libertà. Nessuno mi ha promesso niente e checché se ne dica, di chi sarà il prossimo segretario mi frega il giusto“, ha aggiunto.

    Quando il Pd era “un marchio tossico”

    Chissà se il fondatore delle Sardine avrà margine di far sentire la propria voce o se l’infatuazione politica finirà presto. Solo un anno fa, Santori aveva definito il Pd un “marchio tossico“, ora invece è pronto a fare proselitismo per favorire una partecipazione alla nuova fase congressuale del partito. “Da subito mi attaccherò al telefono, perché di fare il pesciolino solitario nella tonnara non mi va neanche un po’. Ma ad oggi abbiamo ricevuto un invito, e io credo che gli inviti, se posti bene, possano cambiare il corso degli eventi politici“, ha spiegato lui stesso.


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