Bella Ciao, il canto simbolo che divide

Apr 25, 2022

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    Canzone simbolo del 25 aprile, Bella Ciao è diventata celebre in tutto il mondo, anche grazie al successo della serie La casa di carta, ed è tornata negli ultimi due mesi a far parlare di sé, perché rivisitata da artisti ucraini nella guerra contro la Russia. Il presidente Sergio Mattarella ha oggi ricordato che il 24 febbraio, giorno dell’invasione di Mosca, ha pensato al popolo aggredito e gli è venuta in mente proprio la strofa iniziale: “Questa mattina mi sono svegliato e ho trovato l’invasor”. In Italia, però, con l’avvicinarsi della Festa di Liberazione, non mancano mai polemiche e distinguo da parte di chi ritiene il brano troppo politicizzato e dunque inadeguato ad essere rappresentato in contesti istituzionali o scolastici. A dare fuoco alle polveri, questa volta, ci ha pensato un’insegnante di musica di una scuola media di Faenza che ha chiesto ai suoi alunni, come compito delle vacanze di Pasqua, di studiare la canzone e fare un video. Un genitore lo ha segnalato al consigliere comunale del gruppo Misto, ex Lega, Gabriele Padovani, che ha sollevato il caso. “Bella Ciao è una canzone contrassegnata politicamente e oltretutto non fu mai nemmeno cantata dai partigiani. Per quale ragione la si propone a ragazzi di 12 anni?”, ha sostenuto, avanzando l’alternativa del verdiano ‘Va pensiero’. Il brano è stato ritenuto “troppo divisivo” anche dal sindaco di centro destra di Medole, piccolo centro dell’alto mantovano, Mauro Morandi, che ha motivato così la scelta di vietare l’esecuzione di Bella Ciao alla manifestazione comunale per il 25 aprile. Morandi aveva invitato la scuola locale a partecipare alla cerimonia, ma, quando ha saputo dal professore di musica che, oltre all’inno di Mameli, i ragazzi avrebbero intonato l’inno partigiano, ha posto il suo rifiuto. A mettere un freno alle polemiche ci ha pensato ieri il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi dalle pagine de Il Messaggero. “Bella ciao è una canzone che appartiene alla nostra storia democratica – ha detto -. E per questo i nostri ragazzi sono liberi di cantarla”. I ragazzi la cantano ormai in tutto il mondo. A dare una spinta alla sua diffusione ci ha pensato la serie di successo di Netflix La casa di carta, che la ha adottata suscitando anche in questo caso qualche polemica. La trama non fa, infatti, riferimento alla Resistenza: a cantarla è la banda di criminali guidata dal Professore, che segue una propria idea di giustizia sociale. La scelta non è piaciuta a tutti, anche perché molti ragazzi conoscono ora il brano più per la fiction che per la sua genesi reale. Genesi che in realtà non è proprio certa. Pur essendo universalmente noto come l’inno dei partigiani, esistono molti dubbi che il brano fosse realmente cantato durante la seconda guerra mondiale. Ci sono solo ipotesi di qualche storico in tal senso, ma non c’è alcuna traccia di Bella Ciao nelle raccolte di canti della Resistenza. A farla conoscere al pubblico ci ha pensato in realtà il Festival di Spoleto del 1964, presentandola come inno delle mondine e dei partigiani. Poi nel corso degli anni le innumerevoli interpretazioni da parte di star italiane e internazionali, nei più vari generi musicali, l’hanno resa celebre in tutto il mondo.


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