• “Bene Schillaci sul fumo: ecco cosa serve”

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    A vent’anni dalla legge Sirchia, il ministro Orazio Schillaci ha annunciato una stretta sul fumo. Il titolare della Salute ha parlato dell’intenzione di applicare ulteriori limitazioni, a partire dal divieto di fumo di sigaretta anche nei luoghi all’aperto in caso di presenza di minori e donne in stato interessante. Un altro passaggio riguarda il divieto di fumare le sigarette elettroniche all’interno dei locali. L’obiettivo di Schillaci è di arrivare a una generazione libera dal consumo di tabacco, così da tutelare la salute pubblica e combattere una dipendenza.

    Un plauso al ministro Schillaci ma anche qualche auspicio da parte di Fabio Beatrice, Primario Emerito Ospedale San Giovanni Bosco di Torino, fondatore dell’omonimo Centro Antifumo e Direttore del Board Scientifico MOHRE. “Il fatto che il ministro si sia occupato di fumo lo considero molto positivo: mette al centro il problema del tabagismo e lo fa in maniera decisa”, le parole dell’esperto, autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali, ai nostri microfoni: “Io sono assolutamente allineato sulle indicazioni di Schillaci. Il fumo necessita di divieti: è un forte deterrente al consumo e ghettizza in qualche modo i fumatori”.

    Condivide pienamente le indicazioni del ministro.

    “Mi piacerebbe che insieme ai divieti, sia chiaro come vengano fatti rispettare: serve una strategia di rispetto del divieto. Auspico che ci siano misure di controllo e di sanzionamento: perché altrimenti rischia di essere fallace. Sicuramente si tratta di una importantissima mossa per arginare il fenomeno del tabagismo. Ma servirà anche altro…”.

    Ovvero?

    “Occorre una cornice di misure che riguardino la prevenzione dell’inizio e la politica per i forti fumatori: i 93 mila morti che conta il ministero della Salute italiano ogni anno per effetto del fumo di tabacco sono prodotti dai forti fumatori, quelli che fumano più di 15-20 sigarette al giorno. Questa è gente in balia di una dipendenza da nicotina e andando a vedere la letteratura scientifica consolidata – e io l’ho fatto in un lavoro pubblicato il 12 dicembre 2022 su una prestigiosa rivista di salute pubblica americana – si scopre che le politiche basate solo sui divieti per quanto riguarda le sostanze che danno dipendenza comportano un non-contenimento del problema per quelli che sono fortemente dipendenti e comportano più malattie e più costi, compresi quelli per il rispetto dei divieti e delle procedure. La conclusione è che i morti aumentano ma non viene risolto il problema dei forti dipendenti. C’è un importante lavoro pubblicato sull’American Journal of Public Health del 2022 che spiega che il problema del contenimento dei grandi fumatori non viene risolto dai divieti e dalle sanzioni penali. Accanto ai divieti – che io condivido totalmente – bisogna dunque mettere in campo delle misure mirate per i forti fumatori. Ma l’annuncio di Schillaci è un ottimo punto di partenza”.

    Schillaci ha posto l’accento sul fumo elettronico, da questo punto di vista occorre fare una distinzione rispetto al tabacco riscaldato.

    “Assolutamente sì. Il tabacco riscaldato è tabacco che viene vaporizzato a una temperatura di 280-300°, inferiore a quella di combustione. Sostanzialmente elimina una buona parte dei tossici: non li elimina tutti, ma detossica in maniera molto importante. C’è chi dice l’80 per cento, chi il 90 per cento: insomma, la differenza è significativa. Nel fumo elettronico, invece, c’è una soluzione costituita da acqua distillata, glicole propilenico e glicerina nella quale vengono sospesi aromi solubili e nicotina (quella del formato farmacologico). Nella e-cig il vantaggio è la possibilità di dosare la nicotina, per questo in Gran Bretagna e Nuova Zelanda c’è grande attenzione al fumo elettronico”.

    Ma è sbagliato sottovalutare i rischi delle e-cig…

    “Bisogna stare attenti: non è un fumo sano, come qualcuno negli Stati Uniti ha semplicizzato. Ha un suo livello di tossicità, perché ci sono metalli e piccole quantità residuali di sostanze potenzialmente oncologiche. Però la riduzione della tossicità nella sigaretta elettronica misurata dopo decenni di lavori, con tre review ripetute nel tempo, dimostrerebbe una riduzione della tossicità tra il 95 e il 98%. Il passaggio a sigaretta elettronica potrebbe essere considerato una forma di prevenzione parziale, almeno si riducono i prodotti della combustione: non risolvi il problema e non hai uno stile di vita sano, ma è già qualcosa. Altro esempio: Dove usano lo snus (tabacco umido in polvere per uso orale), la percentuale dei tumori al polmone è crollata”.


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