Benefici per i redditi fino a 50mila lordi. Ma resta l’incognita delle detrazioni

Nov 26, 2021

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    Benefici diffusi ma di entità limitata. Il taglio dell’Irpef da 7 miliardi che, in base all’accordo di maggioranza, comporterà una riduzione e una rimodulazione delle aliquote non genererà risparmi d’imposta a quattro cifre. Come spiegato dal responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, i vantaggi «possono superare i 700 euro per alcune fasce di contribuenti del terzo scaglione Irpef, attualmente compreso tra 28mila e 55mila euro». La riduzione di tre punti dell’aliquota attualmente al 38% e la scomparsa di quella del 41% con l’applicazione della massima del 43% sopra i 50mila euro annui lordi impatta positivamente sui redditi medi e anche su quelli medio-alti, tant’è vero che gli effetti si sentiranno anche a 100mila euro di redditi. Secondo i dati del ministero dell’Economia, la riforma interesserà 7 milioni di contribuenti.
    Ma per avere un quadro d’insieme bisognerà aspettare che la legge di Bilancio sia approvata. Occorrerà vedere quale sarà il combinato disposto tra l’emendamento che sarà messo a punto dalla maggioranza e il nuovo regime dell’assegno unico per i figli che, invece, è penalizzante per i redditi medi e medio-alti. Al momento, infatti, le informazioni sono ancora incomplete. Finora è trapelato che la riforma fiscale assorbirà il bonus Renzi da 80 euro. Quest’ultimo con il taglio del cuneo fiscale si applica anche ai redditi fino a 40mila euro con vantaggi di 100 euro mensili sotto forma di detrazioni. Inoltre, si sa che proprio le detrazioni saranno riviste per non penalizzare troppo i redditi fino a 28mila euro. Allo stesso modo, la no tax area, come ha anticipato il viceministro dello Sviluppo Gilberto Pichetto, dovrebbe essere rivista sia per gli autonomi che per i pensionati.
    Sulla base di questi dati – e presumendo che la no tax area per i lavoratori dipendenti resti a circa 8.174 euro annui – abbiamo provato a effettuare una simulazione che tenga conto della sola Irpef lorda. Ebbene, per i redditi fino a 15mila euro che rientrano nel primo scaglione del 23% di Irpef non cambierà nulla, ma proprio questa categoria di contribuenti è quella che dovrebbe ricevere i maggiori vantaggi dal nuovo assegno unico. Confindustria e Azione (il partito di Carlo Calenda) hanno però lamentato come questa decisione penalizzi i giovani che spesso non riescono a superare tale soglia di reddito.
    Già a 20mila euro lordi annui, però, si comincia a sentire un po’ di sollievo. Si dovrebbero pagare 100 euro in meno di Irpef lorda (da 2.900 a 2.800 euro circa), 8,33 euro al mese «guadagnati». A 30mila euro lordi annui, una fascia di reddito colpita dalle aliquote del 27 e del 38%, il vantaggio si vede ancor di più: 320 euro (26,6 euro al mese) passando da 5.840 a 5.520 euro di Irpef lorda.
    I redditi da 40mila a 50mila euro saranno i più avvantaggiati dal nuo regime. Con 40mila euro lordi annui di reddito si pagheranno 620 euro in meno di Irpef (da 9.640 a 9.020 euro) e con 50mila euro (da 13.440 a 12.520) si arriverà a 920 euro. Il beneficio, rispettivamente, si attesterà tra i 51,6 e 76,6 euro mensili che rappresentano una cifra non trascurabile.
    Superati i 50mila euro il beneficio si assottiglierà scendendo dai 570 euro per chi ha un reddito lordo di 60mila euro a 270 euro per i dipendenti con redditi da 100mila euro lordi. Questo mini-risparmio rende evidente come la struttura stessa dell’Irpef abbia una progressività tale da penalizzare fortemente i redditi sopra i 30mila euro che così troveranno un sollievo. Tuttavia non si può affermare con altrettanta certezza che questi risparmi potranno essere effettivamente conseguiti visto che, ad esempio, l’assegno unico potrebbe «mangiare» questi bonus, mentre qualche beneficio potrebbe essere conseguito da coniugi entrambi impiegati e con figli che non effettuano la dichiarazione congiunta.


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