Benvenuti alla Fiera dell’utero in affitto

Set 9, 2021

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    Il supermarket dei bambini su ordinazione aprirà a Milano nel maggio del prossimo anno. Lo scrive il quotidiano della Cei Avvenire. La fiera dell’utero in affitto Un sogno chiamato bebè sarebbe vietata in Italia ma ai padroni della manipolazione genetica evidentemente non si può dire di no, alla faccia di ciò che resta della legge 40 «che proibisce la pratica e la pubblicità con sanzioni che arrivano fino al milione di euro», ricorda Jacopo Coghe di Pro Vita & Famiglia. Nell’era dell’eugenetica comandano cliniche per la fertilità straniere, società che commerciano ovuli, centri che organizzano madri surrogate tra Cipro, Usa e Ucraina come la Biotexcom, famosa l’anno scorso per i 46 bimbi rimasti causa lockdown in un albergo di Kiev, come un pacco di Amazon. Il centrodestra chiede di vietare la kermesse «perché apre le porte al Far West della schiavitù moderna», come dice l’eurodeputato leghista Simona Baldassarre. Ma in Francia il prefetto di Parigi ha già fatto spallucce, niente di più facile che in Italia succeda altrettanto. D’altronde sinistra e radicali hanno già presentato una proposta di legge per incoraggiare «gestazione per altri solidale e altruistica». Sdoganando una pratica che secondo il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia è già stata surrettiziamente introdotta: «Criminalizzare i genitori di figli nati da maternità surrogata sarebbe dannoso per i figli stessi». Il cavallo di Troia si chiama stepchild adoption. La Consulta lo scorso 14 marzo, pur vietando la maternità surrogata perché «offende la dignità della donna» riconosce comunque il legame giuridico alla genitorialità, che sia omo o etero. Le donne che si prestano (chiamate breeders, animali da riproduzione) sono le gestanti di «una nuova razza, surrogati umani simbolo del capitalismo moderno», per dirla con le parole usate da Antonio Gramsci sull’Avanti il 6 giugno 1918, quando la scienza aprì all’ipotesi di innesto delle ovaie. Molte arrivano dall’Est, portano a casa spicci che in patria sono soldoni, a patto però che tutto vada nel verso giusto. Nel 2016 una donna di Donetsk fu costretta causa guerra a partorire in anticipo i suoi due gemelli. Uno è morto, l’altra ha un ritardo intellettivo e motorio. Siccome si aspettavano un figlio perfetto i genitori ne hanno amorevolmente chiesto la soppressione. Ma Bridget vive, ha più di 4 anni e mezzo ed è confinata in un orfanotrofio. Come una bambola fallata con cui nessuno vuole giocare più.


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