Berlusconi torna a Roma. E detta la linea ai suoi per ridurre il peso fiscale

Nov 18, 2021

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    Il rompicapo quirinalizio continua a complicarsi. I nomi e le candidature restano coperte. Le grandi manovre sotterranee si sviluppano attraverso piccole mosse preparatorie, dichiarazioni di intenti, accelerazioni e brusche frenate. Un contesto in costante divenire non privo di sorprese perché Giorgia Meloni, durante la presentazione del libro di Bruno Vespa dichiara di non vedere più sul tavolo la candidatura di Silvio Berlusconi a causa della disponibilità del Cavaliere all’appello di Enrico Letta a dare vita a un tavolo sulla manovra.

    Un affondo inatteso che suscita una reazione sorpresa, ma non eccessivamente polemica, da parte di Forza Italia. «Forza Italia si è detta disponibile a discutere con tutti i leader dei partiti della maggioranza che sostiene il governo di Mario Draghi solo della legge di Bilancio, nell’interesse degli italiani. Forza Italia ha sempre detto – in diverse occasioni e interviste – che è assolutamente prematuro discutere oggi di Quirinale, che i due piani non possono e non debbono assolutamente essere sovrapposti e che il centrodestra sarà unito» riportano fonti azzurre. Una smentita soft per chiarire che la collaborazione offerta da Berlusconi sulla manovra è ben distinta e distante dalla partita per il Quirinale e che in questa fase è meglio astenersi dalle fughe in avanti e dalle «interpretazioni incomprensibili».

    In giornata Silvio Berlusconi – che la settimana prossima sarà al Parlamento europeo – era venuto a Roma dove a Villa Grande aveva incontrato a partire dal pomeriggio fino alla sera a cena Antonio Tajani, Anna Maria Bernini (nella foto tonda, ndr) e Paolo Barelli e aveva fatto il punto sulle proposte azzurre per la manovra, proposte che si concentrano soprattutto su un abbattimento della pressione fiscale e sul superamento dell’Irap, obiettivo soltanto parzialmente perseguibile con una delega fiscale per la quale sono stati stanziati 8 miliardi.

    Chi ha avuto modo di confrontarsi con lui lo ha trovato realmente distaccato rispetto alla partita quirinalizia, certamente lusingato per la ritrovata centralità, ma tutt’altro che impegnato in quella caccia al voto descritta da qualcuno. «In questa fase c’è tanto spontaneismo, ma di sicuro non ci sono richieste o indicazioni in tal senso arrivate dal nostro presidente» spiegano fonti azzurre. «Quando gli è stato chiesto se volesse facilitare il cammino della manovra con una cabina di regia ha detto subito sì, senza pensarci troppo, anche per far contare maggiormente la voce del Parlamento e non essere schiacciati dalla posizione di Palazzo Chigi, ma in questo non c’era assolutamente nulla di collegato all’elezione del capo dello Stato. Berlusconi sa bene che l’elezione del presidente della Repubblica è una impresa impervia che non si può giocare a tavolino o troppo in anticipo».
    Certo c’è anche chi ragiona sull’ipotesi che Fratelli d’Italia possa puntare sulla carta Draghi per il Quirinale, magari stringendo un asse con il Pd, per accelerare i tempi e andare a votare il prossimo anno.

    «Per Fdi sarebbe la best option» azzarda qualcuno, ma la possibilità di blindare l’unità del centrodestra è tutt’altro che archiviata e Berlusconi su questo non ha perso le speranze.
    «Il centrodestra deve essere unito sulla vicenda del Quirinale e deve sostenere con coerenza e con forza una ipotesi che per prestigio, carriera politica, esperienza e valore istituzionale è l’indicazione più adeguata» chiede Maurizio Gasparri. «Certo bisogna farlo con tutta la cautela e la consapevolezza che non è un percorso facile, ma il centrodestra deve essere unito su proposte che non possono che essere quelle più titolate».


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