• Bocciato il ricorso di Cappato sulla sua lista: elezioni non più a rischio

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    Niente da fare per la lista di Marco Cappato: il giudice civile del tribunale di Milano ha infatti respinto il ricorso d’urgenza depositato da “Referendum e Democrazia con Cappato”, a seguito dell’esclusione dalle elezioni politiche in programma domenica 25 settembre. Ricorso che mirava a ottenere la riammissione della lista e il riconoscimento della validità delle firme digitali.

    Il procedimento mirava anche a sollevare una questione di legittimità costituzionale “per la palese irragionevolezza del presunto divieto di presentazione in forma elettronica di liste in occasione delle elezioni, laddove, da più di un anno la stessa identica procedura è ammessa invece per iniziative di un valore costituzionale altrettanto rilevante e cioè per le iniziative referendarie e le iniziative di legge popolare”. Per il legale di Cappato Giovanni Guzzetta ci sarebbero quindi stati gli estremi per individuare una violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Ciò nonostante era stato lo stesso governo a costituirsi contro l’ammissione in data 16 settembre, dato che, spiegava l’avvocato dello Stato nel documento depositato, “il provvedimento cautelare auspicato dai ricorrenti imporrebbe di differire lo svolgimento delle elezioni.

    Le motivazione

    Come precisa la stessa lista interessata, riportando pochi stralci del provvedimento del giudice della prima sezione civile Andrea Borrelli, la decisione del Tribunale si conclude spiegando che “il giudice non è stato posto in condizione di verificare la sussistenza del predetto elemento di fatto”, vale a dire la “verifica dell’effettiva presenza delle sottoscrizioni digitali raccolte assieme ai certificati”, verifica che“non può esimersi dal fare, attesa la contestazione di parte resistente”. Deve essere quindi valutata“l’insussistenza del presupposto della richiesta di tutela cautelare, costituito all’apparenza del buon diritto (fumus boni juris)”.

    “Non finisce qui”

    “La decisione arriva a cinque giorni dalle elezioni, ma dopo cinque anni da quando, nel 2017, il Parlamento aveva impegnato (entro 6 mesi!!) il Governo a sperimentare la firma digitale per la presentazione delle liste”, dichiara il co-presidente di Eumans Virginia Fiume, “un esperimento mai tentato da nessun Governo ma non per questo scaduto come impegno”.

    “Il Governo si era opposto al ricorso d’urgenza della Lista Referendum e Democrazia avanzando l’impossibilità di posticipare il voto in caso di accoglimento del ricorso perché a ridosso della tornata elettorale”, puntualizza in una nota il responsabile legale della lista Marco Perduca, “nessuna risposta era però mai arrivata dal 25 luglio quando abbiamo diffidato formalmente il Governo per ottenere un decreto interpretativo”.“Il ricatto dello spostamento delle elezioni ha funzionato”, si legge ancora nel comunicato, ma la lotta “per la firma digitale per le elezioni non si ferma” e “lo scaricabarile tra istituzioni farà scattare nuovi ricorsi interni e internazionali”.

    “Nel silenzio assoluto da parte di governo, Parlamento e Presidente della Repubblica il giudice di Milano si è trovato a dover decidere in condizioni di oggettivo ricatto prodotto dall’inerzia istituzionale”, affonda anche lo stesso Marco Cappato in una nota.

    Si tratta di “una decisione insensata perché ci imputa di non avere provato l’esistenza delle firme, attribuendo a noi un dovere, la verifica delle firme, che è notoriamente in capo alla Corte d’Appello e non certo ai presentatori”, aggiunge ancora. “Anche per questo la nostra azione non finisce qui. È in preparazione un reclamo urgente e ricorsi a giurisdizioni internazionali”, conclude.


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