Boeri e la sua panchina per i senzatetto simbolo della sinistra caviale e champagne

Giu 9, 2022

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    Al Salone del Mobile di Milano arriva la panchina-casa per senzatetto. La perfetta manifestazione plastica della visione dei meno fortunati nella mente dei radical chic. A idearla, l’archistar Stefano Boeri, fratello di Tito (ex presidente dell’Inps) e noto per essere, tra le altre cose, ideatore del Bosco Verticale di Milano.

    Il bellissimo complesso, che ha ridisegnato completamente il quartiere Isola, è composto da due grattacieli di 100 e 80 metri che fanno impazzire i Vip e sono simbolo di sostenibilità e amore per il pianeta, visto che le facciate accolgono una biodiversità floristica di oltre 11mila tra alberi, arbusti ed essenze vegetali. Un’idea geniale per far incontrare le pretese dei miliardari col senso di colpa latente e lo stile di vita promosso da Greta Thunberg. E tuttavia, tra i suoi molti e indiscutibili pregi, il Bosco Verticale non è che sia proprio un fulgido esempio di inclusione sociale. Anzi. Ai piedi delle Babele green ci sono persino le insegne per terra che separano le zone capestabili pubbliche da quelle private.

    I senzatetto, insomma, qualche milioncino per comprarsi l’appartamento lì non ce l’avranno mai, ma allo stesso tempo non potranno nemmeno accamparsi dove vogliono sul cemento vivo per trascorrere la notte con vista flora. Niente paura, perché per loro ci sono molti giardini pubblici che Boeri sogna di invadere con quelle che sul suo profilo Twitter promuove come panchine “superaccessoriate”. Una panchina a uso di chi passa e di chi “una casa ce l’ha”, è lo slogan, parte di un’installazione più ampia visitabile fino al 12 giugno fuori dal carcere di San Vittore.

    I superaccessori per come li intendono gli architetti della Stefano Boeri Interiors consistono semplicemente in due poggiabraccio convertibili in poggiatesta e in un leggero pannello mobile trasformabile in riparo dagli agenti atmosferici. Nemmeno tutti, visto che sole e pioggia (in parte) non sono certo gli unici nemici degli homeless.

    Ma comunque, per Boeri “la panchina è pensata per accogliere la sosta e il riposo dei camminatori urbani ma anche come luogo protetto notturno per chi non ha una casa”, con tanto di promo recitato da se stesso in improbabile veste di senzatetto, che nel momento stesso in cui si corica sulla sua creazione, e valorizza il lavoro artigiano di Mastro Barbanera e di Nicoletta Ermacora, sembra più stendersi su una panchina-loculo che su una panchina-casa.

    Se non fosse sufficiente rilevare la già di per sé paradossale tendenza dell’archistar a promuovere grandi “privatopie” per super-ricchi da un lato e soluzioni a buon mercato (anche un po’ antiestetiche) spacciate per rivoluzioni inclusive per poveri (purché se ne stiano tra loro) dall’altro, si potrebbe ricordare che Boeri è un grande appassionato di politica. Da vecchio militante dei gruppi giovanili della sinistra più estrema fino alla ben più moderata tessera del Pd, Boeri provò persino a scalare il partito per ottenere tramite primarie la nomination a sindaco di Milano (poi ottenuta da Pisapia).

    Ora, con questa idea, potrebbe rilanciarsi alla grande come uno degli uomini simbolo della sinistra caviale e champagne, che oggi sogna di risolvere i problemi dei più deboli e degli esclusi con le panchine-loculo su cui verosimilmente i senzatetto non si poggeranno mai e che è del tutto antitetica alla sinistra amica degli ultimi che si batteva per la costruzione di più alloggi popolari o centri per l’accoglienza dei bisognosi. Se Boeri fosse davvero conscio del problema, saprebbe che le criticità principali degli homeless mentre trascorrono le notti in strada sono la mancanza di sicurezza, la scarsità igienica e, in inverno, il terrore del gelo. Quali e quanti di questi saranno risolti dalle sue panchine rivoluzionarie?


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