• Bonaccini: “Ho invidiato gli altri partiti. Il Pd non lo capisci dopo mezz’ora”

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    Non è ancora segretario di partito, ma il candidato alla leadership del Pd Stefano Bonaccini si è già lasciato andare a uno sfogo emblematico, che la dice lunga su quali siano le condizioni in cui versa il Partito democratico.

    Ho invidiato in questi anni Fratelli d’Italia, la Lega, Movimento 5 Stelle, perché in un minuto capisci chi sono. A volte col Pd non lo capisci dopo mezz’ora“, ha infatti affermato il presidente della Regione Emilia-Romagna, come riferisce Il Tempo. E mai ammissione fu più sentita.

    Una bella autocritica, quella di Bonaccini, che evidentemente è consapevole di quanto il Pd sia ormai un partito in crisi di nervi e di identità. Per capire lo stato delle cose, basti pensare a tutto il polverone sollevato anche per le modalità di voto per le primarie. La proposta di far votare online ha scatenato una vera baruffa fra le varie correnti, tanto da far riemergere lo spettro della scissione.

    Non sorprende, dunque, la considerazione di Bonaccini. I partiti avversari devono apparirgli molto più solidi se paragonati a un gruppo politico che litiga anche per regole e date di voto. Poco importano tutte le accuse mosse fino ad oggi nei confronti del centrodestra, i partiti che compongono l’alleanza appaiono decisamente più maturi e affidabili. Lo stesso candidato alla segreteria del Pd, infatti, ammette: “Abbiamo regalato milioni di voti di partite Iva alla Meloni“.

    Questo perché, ormai da tempo, il Partito democratico ha forse dedicato più tempo a se stesso che ai cittadini, alle persone comuni, ai lavoratori, che ogni giorno animano e nutrono questa bella Nazione che è l’Italia. Quanto alle partite Iva, Stefano Bonaccini racconta di aver recentemente incontrato dei lavoratori autonomi, che hanno accusato il Pd di aver avuto troppi pregiudizi nei confronti della categoria: “Ci avete descritto per evasione fiscale ma ti possiamo raccontare la fatica che facciamo“.

    Il governatore dell’Emilia-Romagna, dunque, si rivolge direttamente al Partito democratico nel dire che è tempo di includere anche la categoria degli autonomi, spesso tenuta fuori dalla sinistra “con una serie di tabù incomprensibili“.

    Per Bonaccini, dunque, il Pd del futuro dovrà essere “un partito laburista e più popolare: dobbiamo tornare dove siamo spariti“. Non c’è più tempo per parlare di nomi e cognomi, aggiunge il candidato, bisogna pensare ai contenuti. “Se vincerò, chiederò un incontro a Giorgia Meloni per andarle a dire che da noi avrà sempre rispetto e lo pretendiamo: la gente non ne può più della politica litigiosa“, annuncia.

    Un bel cambio di rotta, quello promesso da Bonaccini, che comunque non intende chiudere la porta in faccia alle vecchie leve. La speranza, tuttavia, è quella di arrivare a una classe dirigente giovane, rinnovata, che possa essere alla guida di una nuova stagione del Partito democratico.


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