Bossy, Anche questo è femminismo

Ott 11, 2021

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    ROMA – BOSSY, ANCHE QUESTO E’ FEMMINISMO, a cura di Biancamaria Furci e Alessandra Vescio; introduzione di Irene Facheris (Edizioni Tlon, pp.248, 16 euro)

    L’abilismo e il fat shaming, l’omolesbobitransfobia e la mascolinità tossica, così come il classimo, lo sfruttamento sul posto di lavoro e la mancata rappresentazione di alcune “categorie” di persone al cinema e in tv: è riduttivo e dannoso pensare che “solo” le donne siano una “questione femminista”, perché lo sono altrettanto tutte le marginalizzazioni prodotte dalla società patriarcale. Sulla “intersezionalità” che necessariamente deve caratterizzare il movimento femminista, a prescindere quindi da genere, orientamento sessuale, etnia, credo o cultura di appartenenza, si concentra il libro “Anche questo è femminismo” di Bossy, associazione no profit nata nel 2014 che si occupa di parità e si batte per i diritti lgbtqia+. In libreria con Tlon dal 6 ottobre, a cura di Biancamaria Furci e Alessandra Vescio, con l’introduzione di Irene Facheris, il volume presenta i contributi di 17 autrici e autori per indagare lo stato attuale delle emarginazioni e far comprendere come il femminismo dei nostri giorni sia impegnato a combattere ogni forma di oppressione. Ripercorrendo alcuni fatti centrali nella storia del movimento femminista e lgbtqia+ ma anche con frequenti incursioni nell’attualità, il libro illustra al lettore l’origine e le tante ramificazioni delle discriminazioni, sottolineando che può capitare a chiunque di essere inconsapevolmente veicolo di una qualche forma di marginalizzazione e pregiudizio, proprio per le radici profonde che queste hanno nella cultura patriarcale in cui noi tutti siamo immersi.

    Interessanti i punti di vista che via via vengono presentati: se si pensa al tema della disabilità legato al genere, per esempio, il riferimento è ai feminist disability studies (fds), nati proprio per criticare da un lato i disability studies, che hanno “fatto riferimento solo al modello sociale della disabilità, dal quale il corpo è totalmente escluso”, ma anche i femminismi non intersezionali, per “aver considerato la donna esclusivamente come non disabile e di aver combattuto soltanto il sessismo ordinario, finendo così per condividere il paradigma abilista dominante”. Per quanto riguarda lo stigma del corpo grasso, la “desessualizzazione delle donne grasse, l’insistenza su quanto poco siano desiderabili, il bollare come fetish qualsiasi tipo di attrazione romantica o sessuale verso di loro rende ancora più difficoltoso denunciare violenza e molestie o riconoscerle come tali”. Il libro analizza anche la valenza “politica” di tutte le storie raccontate nei prodotti audiovisivi, che sembrano universali ma non riguardano tutte le persone e neanche una fetta minimamente rappresentativa del pubblico, ma solo una nicchia, e che sono espressione del gruppo di potere che ha “il controllo dei racconti e delle modalità con cui vengono sviluppati”. O ancora, nella società in cui viviamo, di stampo patriarcale, razzista, sessista, omofobo, transfobico e abilista, perfino il movimento lgbtqia+ ha commesso dei passi falsi: si pensi per esempio al “Pride”, la celebre manifestazione di orgoglio e appartenenza che per anni si è chiamata “gay pride”, escludendo di fatto un’enorme parte della stessa comunità. In questo contesto così complesso, Bossy fa riflettere su come il femminismo intersezionale non possa tirarsi indietro dall’affrontare queste dinamiche di discriminazione e disuguaglianza violente e persecutorie, spesso minimizzate nella società e bollate come problemi di autostima, affinché nessuno venga lasciato indietro a combattere da solo la propria battaglia.

    AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO, “Anche questo è femminismo” sarà presentato il 16 ottobre alle 14.30 (Sala Londra, Centro Congressi): Maura Gancitano dialoga con Virginia Cafaro, Biancamaria Furci, Irene Facheris e Alessandra Vescio di Bossy.


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