Bruxelles apre al nucleare ma chiede il parere a tutti i governi e al Parlamento Ue

Gen 7, 2022

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    La polemica è deflagrata a Capodanno. La Commissione europea a pochi minuti dalla mezzanotte ha, infatti, fatto circolare una bozza di atto delegato (delegated regulation) riguardante la riforma della tassonomia delle fonti energetiche ambientalmente sostenibili. L’importanza di questo testo normativo è, soprattutto, economica in quanto specifica quali impianti per la produzione di energia siano ammissibili ai piani di finanziamento comunitario. Il bailamme si è creato perché il documento ricomprende anche le centrali nucleari e le termoelettriche a gas tra quelle considerate green.

    Le due fonti energetiche sono storicamente avversate dagli ambientalisti e ritenute «obsolete» dagli alfieri della transizione energetica. Ma è proprio in ottica di transizione che Bruxelles ha deciso di inserirle nella tassonomia green che si inserisce nell’ambito dell’ambizioso programma «Fit for 55» che punta all’azzeramento delle emissioni di CO2 per il 2055. Non a caso, l’atto delegato prevede criteri stringenti per gli Stati che vorranno utilizzare queste due opzioni. Le centrali nucleari saranno considerate green se si dispone «di un progetto, di fondi e di un sito nel quale stoccare in sicurezza i rifiuti». Gli impianti dovranno essere approvati entro il 2045. Stesso discorso per il gas: le centrali dovranno produrre massimi 270 grammi di CO2 equivalente per kilowattora, sostituire altre centrali a combustibili fossili ed essere approvate entro dicembre 2030.

    Le modifiche alla bozza potranno essere proposte dagli esperti nominati dagli Stati membri entro mercoledì prossimo 12 gennaio. La versione definitiva sarà pubblicata a Gli esperti nominati dagli Stati membri hanno tempo fino a mercoledì prossimo per formulare commenti alla bozza di atto delegato mandata alle capitali dei Ventisette pochi minuti prima di Capodanno. La Commissione presenterà la versione definitiva nella seconda metà di gennaio. A quel punto saranno i governi riuniti nel Consiglio Ue a decidere in merito, mentre l’approvazione definitiva sarà compito del Parlamento Ue. L’iter ha un tempo massimo prestabilito di 4 mesi che possono essere estesi a un semestre.

    Far naufragare l’atto delegato non è facile. In Consiglio è necessaria l’opposizione di 20 Stati membri contrari che rappresentino almeno il 65% della popolazione. Austria e Lussemburgo, che hanno adottato politiche energetiche totalmente green, hanno preannunciato un ricorso alla Corte di Giustizia Ue proprio perché consce della difficoltà estrema rappresentata dal boicottaggio del testo. La Spagna ha preannunciato la propria contrarietà, mentre la Germania, che quest’anno chiuderà le sue tre ultime centrali nucleari in funzione, pur avendo dichiarato la propria contrarietà ha fatto sapere che si asterrà. Una scelta di Realpolitik da parte del cancelliere Olaf Scholz, vista l’improba sfida dell’opposizione e, soprattutto, vista la necessità di non deteriorare i rapporti con la Francia che produce il 70% della propria elettricità con il nucleare. L’Italia non ha ancora preso posizione anche se è noto che il ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani, titolare del dossier, sia favorevole all’atomo.

    Nel Parlamento europeo la partita può considerarsi quasi chiusa perché i Popolari, il gruppo più numeroso del quale fa parte Forza Italia, hanno indicato che voteranno a favore. E lo stesso farà Renew Europe, il gruppo di ispirazione liberale creato dal presidente francese, Emmanuel Macron.


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