• Bruxelles condanna Orbàn. Lega e Fdl: pregiudizi politici

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    Una «autocrazia elettorale» e una «minaccia sistemica ai valori fondanti dell’Unione Europa». Il Parlamento Europeo approva un rapporto che mette nel mirino l’Ungheria. Un affondo contro Budapest e il governo guidato da Viktor Orban promosso da Gwendoline Delbos-Corfield, europarlamentare francese dei Verdi. Una presa di posizione non vincolante, dal valore esclusivamente simbolico, con la quale si chiede l’intervento della Commissione e del Consiglio e che viene sottoscritta da tutti i gruppi, tranne quelli di Id e Ecr di cui fanno parte Lega e Fratelli d’Italia.

    Per il Parlamento Europeo, dunque, l’Ungheria «non può più essere considerata una democrazia». Una posizione sposata dall’Aula che approva a maggioranza, con 433 voti favorevoli, 123 contro e 28 astensioni. La relazione raccomanda che l’erogazione dei fondi per la ripresa a Budapest sia sospesa «finché il Paese non si allineerà alle raccomandazioni dell’Ue e alle decisioni della giustizia comunitaria».

    I deputati chiedono alla Commissione di fare uso di tutti gli strumenti a sua disposizione, in particolare il meccanismo di condizionalità a tutela del bilancio Ue, che protegge i fondi comunitari dalle violazioni dello Stato di diritto. La relatrice Delbos-Corfield sottolinea che «le conclusioni della relazione sono chiare e inequivocabili: l’Ungheria non è più una democrazia. Dovrebbe essere un campanello d’allarme per Commissione e Consiglio».

    La reazione dell’Ungheria non si fa attendere. «Il Parlamento europeo farebbe meglio a concentrarsi sui prezzi dell’energia che sono triplicati e quadruplicati a causa del fallimento delle sanzioni» scrive in un tweet il portavoce di Viktor Orban. Per il ministro degli Esteri Peter Szijjarto l’iniziativa del Parlamento Ue rappresenta «un insulto all’Ungheria». Nel frattempo, il governo di Orban annuncia che lunedì presenterà al Parlamento un pacchetto di riforme considerate necessarie per convincere Bruxelles a sbloccare i fondi europei, attualmente congelati per il meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto. A dieci giorni dal voto, in particolare da parte del Pd e +Europa, viene inevitabilmente acceso il fuoco della polemica. E così il fattore Orban irrompe anche nel voto italiano. Lia Quartapelle commenta: «Lega e FdI che prendono le parti di Orban. Anche oggi. In barba agli interessi italiani». In generale il «capo d’accusa» è che i sovranisti italiani si sarebbero schierati contro la democrazia. E se Matteo Salvini evita di entrare nella polemica – «mi occupo di Italia e vorrei salvare i posti di lavoro in Italia», chi si occupa di rispondere maggiormente nel merito è il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che parla a repubblica.it. «Molti paesi europei hanno l’atteggiamento di voler confinare l’Ungheria, estremizzarla e raccontare una storia molto diversa da quella che è. Ma l’Ungheria è un paese in cui si svolgono elezioni democratiche. Voler raccontare storie diverse, ho paura che allontani dalla realtà».

    In serata interviene con una nota anche la delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo che si chiede quali siano i parametri in base ai quali la relazione è arrivata alle conclusioni così estreme: «Riteniamo che un prerequisito di questo rapporto dovrebbe essere l’obiettività, l’uso di criteri chiari e la stretta aderenza ai fatti, ma ciò ancora una volta non è accaduto. Si tratta dell’ennesimo attacco politico nei confronti del legittimo governo ungherese, in una fase difficile per l’Europa nella quale a tutti i livelli si dovrebbe perseguire la strada dell’unità e non quella della polarizzazione per motivi ideologici».

    Dura anche la posizione del Carroccio. Per Marco Campomenosi, capo delegazione della Lega a Strasburgo, questa iniziativa «rende l’idea di un Parlamento europeo imbrigliato in una maggioranza di sinistra che detta una agenda ideologica lontana dalle reali necessità delle famiglie. L’Ue ancora una volta ricatta e punisce chi non si allinea politicamente al pensiero della maggioranza. Con buona pace della sovranità popolare. Oggi il bersaglio è l’Ungheria, domani potrebbe essere un altro Paese, Italia compresa».


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