“Bush, Salvini e Minniti? Come Hitler”

Nov 18, 2020

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    Sicuramente tecnico, ma anche politico per sua stessa ammissione, e per nulla bipartisan. Nel curriculum di Gino Strada non ci sono solo i tanti anni da chirurgo e capo di Emergency, ma anche un continuo ricamo di strali rivolti alla politica, con un occhio di ri(s)guardo per il centrodestra, pur senza trascurare occasionali attacchi anche alla sinistra e ai grillini, che pure nel 2013 lo avevano candidato al Quirinale.

    La scarsa diplomazia delle sue uscite pubbliche divenne conclamata già nel 2003, quando, a febbraio, Strada disse la sua sul presidente Usa che si apprestava a muovere guerra all’Irak, con un paragone delicatissimo. «Siamo a un passo dalla guerra mondiale e forse da una guerra nucleare. Gli Usa sono pronti ad attaccare, con o senza l’Onu. Mi pare che le analogie con Hitler siano evidenti. Basterebbe chiederlo ai 6 miliardi di cittadini del mondo: chi è secondo voi il nuovo Hitler del terzo millennio? Sarebbe un plebiscito per Bush, sono sicuro». Quello stesso anno, a dicembre, Strada ed Emergency rifiutano i finanziamenti della cooperazione internazionale, come reazione alla decisione di governo e parlamento di prendere parte alla guerra in Afghanistan. Ad aprile 2013, parlando a un Giorno da Pecora, Strada invece sceglie la strada del body shaming per attaccare Renato Brunetta, raccontando che negli ultimi anni aveva scelto di votare solo una volta, nel 2010, per le Comunali di Venezia. «Ho scelto Orsoni racconta perché ho pensato che Brunetta fosse esteticamente incompatibile con Venezia».

    Le sue esternazioni si moltiplicano soprattutto con il primo governo Conte, quando nel mirino di Strada finisce il ministro dell’interno Matteo Salvini. A giugno 2018 spiega che a 70 anni «non pensavo più di vedere ministri razzisti o sbirri alla guida del mio Paese», sei mesi più tardi definisce il governo «una banda dove una metà sono fascisti e lìaltra metà coglioni», spegnendo anche l”idillio passato con i Cinque stelle, e su Salvini taglia corto: «è il nuovo fascistello». Il leader del Carroccio, ribadisce tre mesi dopo, vanta «l’elemento più caratteristico del fascismo, cioè il razzismo». E ancora su Salvini e sul suo predecessore Minniti, Strada azzarda il paragone che aveva riservato a Bush: «Entrambi spiega – condividono una pratica: si possono anche sacrificare vite umane rispetto a una priorità: l’impenetrabilità dei nostri confini. Non è così lontano dall’idea della Fortezza Europa di Adolf Hitler».

    Uscito Salvini dal governo, ecco a settembre 2019 Strada invocare “«l giusto silenzio su di lui», salvo tornare ad attaccarlo a febbraio scorso, ironizzando alla sua maniera sulle «differenze» tra il leader leghista e Giorgia Meloni: «Anche tra i gerarchi nazisti c’era discussione fra chi rappresentava meglio la destra». Nel mirino, però, finisce anche il Conte-bis, per i ritardi nell’abrogare i decreti sicurezza, «leggi fasciste» per Strada, che conclude: «C’è una logica fascista e razzista non soltanto nell’opposizione ma anche nel governo». Lo stesso che ora vuole spedirlo a fermare il Covid in Calabria.



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