Cala il sipario sull’era Raggi sotto il segno del complotto. “Incendi contro i 5 Stelle”

Ott 4, 2021

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    Finisce così come era iniziata. Con un complotto. E se nel 2016 secondo Paola Taverna c’era in atto una macchinazione «per far vincere il M5s a Roma e poi togliere i fondi al Comune per farci fare brutta figura», nell’ultima notte prima delle elezioni del 2021 è stato appiccato un incendio per far perdere Virginia Raggi. Certo, gli esponenti grillini non lo dicono proprio così chiaramente, ma fanno intendere che dietro il rogo che ha buttato giù parte del Ponte dell’Industria (più noto come Ponte di ferro) in zona Ostiense – Marconi ci sia l’ennesima «manina» che trama per sabotare il Movimento. Una costante, quella dei complottismi, nel mondo pentastellato, soprattutto durante gli ultimi cinque anni di giunta Raggi. Ma partiamo dall’ultima teoria, abbozzata nel giorno del silenzio elettorale. «Vederlo così stringe il cuore», dice la sindaca a caldo in un video girato nei pressi del ponte in fiamme. Si fa notare il vicesindaco Pietro Calabrese. «Accade oggi, quando a Roma si vota per la riconferma di Virginia Raggi a sindaca della Capitale», scrive su Facebook adombrando sospetti. Calabrese racconta di un «quinquennio con incendi di tutti i tipi, mentre veniva ripristinata la legalità».

    Una ritorsione? D’altronde, per Marco Travaglio e il M5s dell’epoca, era frutto di un regolamento di conti da parte di oscuri «poteri forti» anche l’emergenza rifiuti tra il 2016 e il 2017. I cassonetti strabordanti erano la vendetta per il no della Raggi alle Olimpiadi del 2024. Variazione sul tema rifiuti, a febbraio di quest’anno la sindaca aveva parlato di «emergenza pilotata». Tutta colpa del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, allora segretario del Pd. E ora, davanti al seggio elettorale, trafelata, la prima cittadina spiega: «Aspettiamo l’esito delle indagini». In un tweet aggiunge il pepe del complottismo. «Io non mollo. Amo Roma», hashtag #SonoScomoda. La cospirazione basta evocarla, senza coprirsi di ridicolo parlandone apertamente. Infatti i social abboccano. «Lo hanno incendiato per screditarla», è il pensiero di tanti fan della Raggi. E c’è anche chi insinua un golpe, «un violento colpo di mano». Paolo Ferrara, consigliere comunale uscente e di nuovo in corsa, dice che «ci sono persone che temono che sia un incendio doloso». Comunque «non lasceremo spazio alla criminalità», conclude. Il deputato M5s Mario Perantoni, presidente della Commissione Giustizia, parla di «gravi interferenze della destra», rea di strumentalizzare il disastro. Ripetono il concetto i deputati Angela Salafia e Vittoria Baldino. «Non possiamo escludere nessuna pista soprattutto in un momento così delicato per la città di Roma che proprio oggi va al voto», semina dubbi la senatrice Giulia Lupo.

    Niente di nuovo, per chi ha avuto modo di seguire il M5s a Roma. Per cui persino l’ondata di dimissioni di assessori cinque anni fa era un intrigo delle lobby. Le attese interminabili alla fermata dell’autobus? «C’è un disegno», spiegava Raggi appena eletta a proposito delle inefficienze dell’Atac, la municipalizzata dei trasporti. E i bus bruciavano in strada per opera di chissà quale inquietante manovratore. Difficile però raggiungere le vette toccate sul «complotto dei frigoriferi» del 2016. Di fronte alla marea di materassi ed elettrodomestici abbandonati in giro, ecco la risposta della sindaca: «Mai visto tanti rifiuti pesanti abbandonati per strada. Mi sembra strano». Non poteva che finire com’era cominciata.


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