Campiello, Caminito “provo rabbia per la politica”

Set 5, 2021

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    (dell’inviata Mauretta Capuano) (ANSA) – VENEZIA, 05 SET – E’ sorpresa e felice Giulia
    Caminito il giorno dopo la vittoria del Premio Campiello 2021
    che ha conquistato con una storia dura, di rabbia e
    frustrazione, ‘L’acqua del lago non è mai dolce’ (Bompiani), che
    ha avuto 99 voti e vedrebbe bene come miniserie tv. “Non mi aspettavo questo riconoscimento. Ho letto anche gli
    altri libri della cinquina e mi sono piaciuti. E’ molto
    imprevedibile il meccanismo del Campiello, le persone della
    Giuria Popolare cambiano ogni anno. Veramente non era semplice
    capire come sarebbe andata perchè non ci sono indizi. Al Premio
    Strega è più facile intuire perchè già dalla prima votazione si
    sanno gli orientamenti, i votanti sono gli stessi” dice all’ANSA
    la scrittrice, già nella cinquina del Premio Strega 2021, in
    partenza per Roma, la città dove è nata nel 1988.
        Fragile per un problema di salute che la ha colpita
    recentemente, di cui sta indagando la causa, la Caminito ha
    mostrato una resistenza e una forza davvero eccezionali nella
    serata finale del premio, per la prima volta all’Arsenale di
    Venezia.
        Dopo due romanzi storici, sociali e corali, questo libro scritto
    in prima persona, in cui racconta la sfida all’infelicità di
    Gaia, bambina e poi adolescente nel vuoto degli anni Duemila,
    che non riesce a trovare un proprio posto nel mondo, ha
    rappresentato un po’ una svolta. In Gaia sale la rabbia, la
    violenza, ha una famiglia disastrata, un rapporto difficile con
    la madre Antonia, un padre disabile e si muove tra Roma e
    Anguillara Sabazia, sul lago di Bracciano.
        Che cosa pensi abbia conquistato i lettori di questo libro? “E’
    la prima volta che intercetto un pubblico intorno alla mia età,
    più giovane di me, dai 35 anni in giù, che in qualche modo si è un pò rivisto in questo romanzo, in questo tipo di adolescenza e
    frustrazione. Il passaparola tra le persone delle mie età ha
    aiutato molto anche il lavoro dei librai e delle libraie”.
        La rabbia di Gaia è quella di una ragazzina che non ce la sta
    facendo, “che non sa chi è, non si vede riconosciuta dagli altri
    e inizia a scalpitare perché non vuole stare all’angolo. Forse
    soprattutto le persone della mia età si sono sentite colpite
    rispetto a dei vicoli ciechi che hanno incontrato in questi
    anni, dopo la fine degli studi” spiega la Caminito che ha
    studiato filosofia politica. E oggi la rabbia della scrittrice, è nei confronti della politica. “Quella frustrazione terribile
    di tanti anni dedicati a una formazione filosofica, a uno studio
    del mondo, che poi non vedi mai concretizzato. Il non sentirsi
    rappresentati è una cosa che mi provoca molta rabbia” dice.
        La precarietà è uno dei nodi fondamentali del romanzo: “questa
    sensazione di incapacità, di non arrivare mai alla conquista di
    qualcosa un po’ ci appartiene. Dall’altra questa non è una
    generazione di persone semplicemente lamentose, ma che ogni
    volta cercano di ricrearsi, di essere duttili per raggiungere
    quello per cui hanno studiato”.
        Perchè hai voluto staccarti dal romanzo storico? “Per non
    rimanere in un’unica etichetta. E nei mie prossimi progetti mi
    staccherò dal romanzo in prima persona, al presente. Vorrei ogni
    volta reinventarmi e scrivere quello che desidero in quel
    momento. Effettivamente ero molto spaventata dalla prima persona
    e di parlare del presente. Mi sono sfidata e ci ho provato”.
        Come vedresti una trasposizione de ‘L’acqua del lago non è mai
    dolce’ al cinema o in tv? “Qualcosa si è mosso, ma niente di
    ancora definitivo. A me piacerebbe molto, sarebbe tra le cose
    che ho scritto l’unica e più adatta a diventare film o serie tv.
        La cosa migliore secondo me sarebbe una miniserie perchè in
    qualche modo riuscirebbe a coprire degli archi narrativi più
    ampi, senza dover tagliare troppo con l’accetta. Finora ho avuto
    solo delle trasposizioni teatrali che sono molto diverse”.
        Ma in Gaia, c’è qualcosa di Giulia Caminito? “Ci sono moltissime
    esperienze, incontri, episodi della mia vita che ho in qualche
    modo trasformato. Molti sono autobiografici e nella storia li ho
    caricati molto. Forse la cosa che abbiamo più in comune è
    l’interesse per le parole, per i dizionari che è sempre stato un
    po’ parte di me. Lei è un po’ indotta a questo amore mentre io
    ci sono arrivata più liberamente” dice la scrittrice che è
    cresciuta in una famiglia di lettori fortissimi.
        La famiglia di Giaia è fuori dalla società del benessere, la
    madre Antonia combatte contro un mare di ingiustizie, ha 4 figli
    e un marito infermo.
        E nel romanzo ci sono vari passaggi tra Roma e quello che le
    succede intorno, “come la grande città distrugge alcuni
    comportamenti vitali dell’identità della provincia e del
    territorio e come dall’altra parte porta anche soldi,
    allargamenti, lavoro”.
        Nuovi progetti? “Ci sto pensando però sono ferma. Mi darò molto
    tempo. Ci sarà bisogno di staccarsi molto da questo libro e
    reinventarmi, trovare delle forze alternative per non trovarmi
    schiacciata da come è andata con questo romanzo” dice. La
    priorità ora è risolvere il problema di salute. “Devo fare altre
    indagini e capire con i medici che terapia fare. Sicuramente
    dovrò anche riprogrammare i prossimi incontri” dice la
    scrittrice attesa il 15 settembre alla serata inaugurale di
    Pordenonelegge, come da tradizione. (ANSA).
       


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