“Candidato o meno, il Cav è il king maker”. Occhetto avverte Letta & Co.

Dic 23, 2021

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    “Silvio Berlusconi sarà colui che darà le carte nella prossima partita per il Colle”. Ad avvertire il centrosinistra è Achille Occhetto. L’ultimo segretario del Partito Comunista Italiano avverte il segretario del Pd, Enrico Letta, e in generale la sinistra parlamentare a non sottovalutare un avversario che si è rivelato più volte fatale e che, a suo parere, anche se a un certo momento dovesse tirarsi indietro dalla partita per il nuovo presidente della Repubblica, sarà comunque più che decisivo nella scelta del prossimo capo di Stato.

    Un nome che circola è quello del premier Draghi. Può essere il candidato per il Colle?

    “Lo può essere come personalità. Ha tutte le caratteristiche per farlo e dico ciò in base a un’idea molto precisa. Si cerca l’identikit del presidente della Repubblica come se si dovesse trovarlo col lanternino. È scritto, invece, nella Costituzione repubblicana. Deve essere un presidente che non ha funzioni dirette di governo, ma di garanzia, naturalmente molto importanti come i compiti che gli vengono fissati dalla Costituzione. Ritengo, quindi, che Draghi abbia tutte le caratteristiche per svolgere il ruolo”.

    Interrompere oggi il governo Draghi non sarebbe un azzardo?

    “Si tratta di un’elezione del tutto originale rispetto a quelle a cui ho partecipato in cabina di regia e ne ho fatte diverse. Questa volta ci sono sullo sfondo tre motivi, obiettivi. Il primo è il problema del governo, il secondo quello delle elezioni anticipate, si o no e sullo sfondo la personalità del presidente. Rispetto alla prima questione, ovvero quella incentrata al governo, andrà soppesata e ritengo che i partiti al momento opportuno la soppeseranno”.

    Meglio un politico o un tecnico per il Colle?

    “Il problema è se i tecnici sono soltanto tali oppure sono tecnici-politici. Ciampi apparteneva alla seconda categoria. Lo stesso vale per Draghi, che a mio parere ha una buona capacità di mediazione, perfino furbizie politiche del tutto evidenti. Le conoscenze in campo economico di Draghi servono poco o niente a chi si candida per prendere il testimone di Mattarella. Al contrario, ritengo che se occuperà quel ruolo sarà soprattutto per le doti di personalità ed equilibrio”.

    All’interno del centrosinistra, esiste qualche nome su cui si potrebbe trovare la convergenza?

    “La via migliore è quella che il centrosinistra sta scegliendo nel caso in cui Draghi dovesse rimanere presidente del Consiglio, ovvero quella dell’outsider. Questo è quanto ho potuto apprendere e se non è così lo propongo a chi se ne sta occupando. Serve un patriottico vero, non come lo intende la Meloni, che con il termine si riferisce a chi è più vicino a lei. Occorre una persona di doti notevoli che possa essere riconosciuta da tutti, dal centrodestra e dal centrosinistra”.

    Si è parlato anche di un capo di Stato donna. È possibile l’ipotesi?

    “La configurazione dell’identikit a cui facevo riferimento calzerebbe con un candidato donna, in grado di incarnare quelle doti di equilibrio, di serietà e anche di concretezza che sono proprie delle donne quando entrano in politica”.

    Tra i vari nomi nel calderone c’è anche quello di Silvio Berlusconi…

    “Berlusconi sarà stato un grande capo politico, un grande capo di partito, ma proprio perché è un degno della tattica politica, a mio parere, non ha le caratteristiche per svolgere il ruolo di presidente della Repubblica. Non a caso, nella storia di tutta la Repubblica, sono stati bruciati e non sono stati scelti grandi dirigenti che però erano divisivi proprio la loro grande funzione politica. Un nome su tutti quello di Fanfani”.

    Con Berlusconi si è sempre confrontato sul piano dei contenuti. Non sarebbe meglio seguire quella strada al posto di procedere con la “strategia del fango”, portata avanti da alcuni giornali e giornalisti, che sistematicamente si ripercuote contro il centrosinistra?

    “Non ho mai usato la strategia del fango. La testimonianza è il famoso braccio di ferro per cui sono anche stato criticato dalla mia parte politica. Casomai è stato Berlusconi che ha lanciato la campagna elettorale a testa bassa contro il comunismo, nel momento in cui io avevo fatto la svolta e quando la bandiera rossa era già discesa dal pennone più alto del Cremlino. Quella è stata l’unica forma di criminalizzazione che ho conosciuto”.

    Il Partito Democratico da solo oggi ha il pallino del gioco nell’elezione del capo dello Stato?

    “In un’elezione, come è successo con Scalfaro, dove sono stato protagonista in prima persona, si entra col pallino in mano e poi si avverte che non c’è una sola strategia, ma ce ne sono diverse che si incontrano e si scontrano o si elidono a vicenda. E’ troppo presto per dire quale sarà il punto di caduta”.

    Non bisogna, però, sottovalutare chiunque, neanche chi come Berlusconi è stato più volte premier, altrimenti la sinistra commetterebbe lo stesso errore del passato?

    “Non lo sottovaluterei mai. Per me Berlusconi punterà fino a un certo momento a fare il Presidente della Repubblica, poi sarà il vero king maker della partita. Di questo ne sono sicuro”.


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