Caos liste al Nazareno. L’ultima ipotesi: sfida Bonino-Calenda

Ago 15, 2022

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Il Nazareno, sede nazionale del Pd nel centro di Roma, è stato ribattezzato in questi giorni «il bunker». É lì che si sta decidendo la sorte dei parlamentari uscenti e degli aspiranti tali, sotto la regia del braccio destro lettiano Marco Meloni (eletto sicuro), e da lì non trapelano fiati. «Decidono tutto loro, nessuno sa niente», lamentano da ogni corrente dem. Ma la trattativa per mettere a punto le liste è così complessa e dolorosa che ieri sera girava voce che la Direzione, convocata astutamente da Enrico Letta nella mattina di Ferragosto (con i giornali chiusi, «così il sangue che scorrerà non sporcherà il risultato», dice un senatore), potrebbe slittare. Di qualche ora, o persino a martedì.

Nella Capitale deserta attorno alla sede del Pd c’è un continuo viavai. «Ci sono capicorrenti, parlamentari, ras locali e segretari regionali accampati a Roma da tre giorni, che vagano da un bar all’altro intorno al Nazareno in attesa di essere convocati nel bunker», raccontano. Anche gli alleati del Pd sono appesi alle decisioni del partito principale, e ieri sera non avevano ancora notizie precise sulla propria sorte: Emma Bonino schierata al Senato a Roma contro Carlo Calenda? Luigi Di Maio sul proporzionale in Campania contro Giuseppe Conte? Gli incastri da trovare sono molteplici e complessi. Ad esempio, prendete due ex leader sindacali come Susanna Camusso (Cgil) e Annamaria Furlan (Cisl): piazzarle nelle postazioni sicure che le due pretendono si sta rivelando un’impresa. La Camusso è stata respinta con perdite dal Pd lombardo e da quello emiliano. Ora si prova in Toscana. Contro la Furlan, che Letta ha messo tra i «garanti» del programma – «Ma in due anni ha partecipato solo a quattro seminari online», dice un esponente dem – si è rivoltato prima il Pd ligure e poi quello pugliese. Ora protesta la Campania, dove la ex capa Cisl potrebbe essere dirottata come capolista al Senato. Dalla tombola elettorale, nel frattempo, si sono elegantemente sfilate la ex ministra Roberta Pinotti e la sottosegretaria agli Esteri Marina Sereni. Mentre il riformista pugliese Dario Stefano (di cui il ras regionale Emiliano e Francesco Boccia hanno reclamato la testa) rompe clamorosamente col Pd: «Troppi errori, si sta sacrificando l’agenda Draghi e l’anima riformista del Pd». L’anima «ex renziana» del ministro Lorenzo Guerini pagherà infatti il prezzo più alto in termini di eletti. Caso emblematico, il costituzionalista Stefano Ceccanti che è stato fatto fuori a Pisa per assicurare un seggio al rifondarolo Fratoianni e a una sconosciuta candidata locale. Mentre a sinistra è in corso un duro braccio di ferro tra il ministro Andrea Orlando e il vicesegretario Giuseppe Provenzano su chi riuscirà ad aggiudicarsi più posti, e il secondo viene dato per vincente. In quota Bettini sarà candidato (in Toscana, per andare sul sicuro) il giovane Marco Furfaro, ex Rifondazione e Lista Tsipras. In quota Prodi la ex sottosegretaria Sandra Zampa. Letta si riserva una quota («Tra i 15 e i 20 eletti») per i suoi nomi. Tra questi, oltre al fido Meloni e a esterni di lusso come Carlo Cottarelli, ci saranno Mauro Berruto, ex ct di basket e responsabile Sport del partito, e il docente ex Agcom Antonio Nicita, coordinatore del programma economico del Pd. Ma anche l’ex assessore all’Urbanistica di Pisa Ilaria Zambito. Si sfila invece il veneto Giacomo Possamai, votatissimo alle ultime regionali: correrà da sindaco a Vicenza.


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