Caos seggi a Palermo: nella città di Mattarella impedito il voto per ore

Giu 13, 2022

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    Seggi chiusi, elettori infuriati, candidati allibiti e politici sul piede di guerra. Cronaca di un giorno nero o forse rosanero per la democrazia: Palermo si sveglia orfana di decine e decine di presidenti di seggio, e solo dopo ore e ore dall’apertura delle operazioni di voto il Comune guidato da Leoluca Orlando annuncia di aver «trovato» tutti i sostituti.

    Il caos creato ai seggi dalle assenze era annunciato, visto che già sabato pomeriggio, quando scrutatori, segretari e presidenti dovevano prendere servizio alle proprie sezioni elettorali, salvo che molti di questi ultimi una sessantina – hanno disertato, senza alcuna giustificazione o facendo piovere certificati medici, impedendo l’insediamento dei rispettivi seggi. Guarda caso, ieri, oltre che alle urne, i palermitani erano chiamati anche allo stadio, dove ieri sera il Palermo ha affrontato il Padova in una partita che valeva il ritorno in serie B dei rosanero dopo il fallimento del 2019: per molti, anche in comune, la concomitanza tra elezioni è match è all’origine di buona parte delle defezioni. Eppure sarebbe bastato posticipare l’incontro di un giorno, cosa alla quale, evidentemente, non ha pensato nessuno.

    L’allarme presidenti di seggio arriva agli uffici di prefettura e comune, parte un disperato tentativo di trovare rincalzi che va avanti per tutto il pomeriggio e prosegue nella notte. Con scarsissimi risultati, perché quando alle 7 del mattino i primi elettori si sono presentati, i seggi «monchi» erano ancora lì, incapaci di accoglierli. La gente ha protestato, anche perché di fronte a un caso che non ha precedenti nessuno sapeva dare indicazioni sul da farsi. E se il presidente Sergio Mattarella è riuscito a votare tranquillamente nel seggio a due passi da casa sua, molti altri palermitani non sono stati così fortunati. Qualcuno si è seduto ad aspettare, tanti sono andati via imprecando e chiedendo di annullare il voto. Alle 10 del mattino mancavano ancora 50 presidenti all’appello e, come detto, i sostituti sono stati trovati solo a fine mattinata, quando metà delle 16 ore di apertura dei seggi erano ormai andate.

    Una gran bella figuraccia per l’uscente Orlando la cui amministrazione fa cilecca all’ultimo atto, anche se il primo cittadino se la prende con gli assenti e annuncia di aver girato alla procura i nomi dei disertori. I l centrodestra si è scatenato. Ha iniziato il governatore Nello Musumeci, chiedendo al Viminale di lasciare i seggi aperti a Palermo fino alle 14 di oggi per ovviare al caos di ieri mattina, mentre la leader di Fdi Giorgia Meloni su Facebook denuncia il «gravissimo» caso Palermo e chiede l’intervento di prefettura e Viminale.

    Il leghista Roberto Calderoli va all’attacco della Lamorgese («Si dimetta») che, tirata in ballo, dice la sua: «Un fatto gravissimo, la Procura valuterà le responsabilità». «Scandaloso e sconvolgente furto di democrazia» quello di Palermo secondo la Lega, con il segretario Matteo Salvini che affonda il colpo: «Neanche nel quarto mondo è mai capitata una roba del genere». Il leader del Carroccio dice di aspettare «parole chiare da Mattarella e Draghi» e insinua un dubbio: «Quando non garantisci diritto voto a migliaia di persone o non sei capace o è una scelta voluta», attacca, «poi a Palermo dove sono stati arrestati dei candidati a pochi giorni dal voto, tutti dicono che il centrodestra era ed è in vantaggio: non vorrei che ci sia qualcuno che le sta provando tutte pur di non perdere».


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