“Carceri, estremisti, ius soli: ora una legge sulla radicalizzazione”

Nov 11, 2021

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    Il senatore Enrico Aimi, espressione di Forza Italia, si è detto soddisfatto di uno degli ultimi interventi del Copasir, che si è espresso in favore di una legge in grado di contrastare la radicalizzazione islamica. Qualche accento è stato posto sia sul web sia sulle carceri: quelli sarebbero tra luoghi in cui una certa radicalizzazione estremista può attecchire. L’episodio del migrante passato dall’Italia che ha accoltellato un poliziotto a Cannes, poi, riapre in qualche modo il dibattito sulla sicurezza interna del Belpaese. Aimi, nel plauso al Copasir, ha citato pure lo Ius soli.

    Senatore Aimi, il Copasir è intervenuto sulla radicalizzazione di matrice islamica. Lei ha plaudito…
    “Plaudito? Esultato! Non vedrei cos’altro si dovrebbe fare di fronte ad un dramma che per troppo tempo è stato sottaciuto, inaffrontato e che ha dimensioni estremamente preoccupanti”.

    Crede che pure in Italia ci sia un pericolo legato al terrorismo ed alla radicalizzazione?
    “Purtroppo, sì. Non le nego che tanto sangue è stato finora risparmiato anche e soprattutto grazie alle capacità dei nostri Servizi Segreti, tra i primi al mondo per efficienza e risultati. Cellule legate al fanatismo di matrice islamica sono attive e presenti anche nel Belpaese. Peraltro la situazione legata agli sbarchi al nostro confine Sud del Mediterraneo non aiuta”.

    Nella sua nota, lei cita pure lo ius soli. Cosa c’entra con questi temi?
    “Semplice: se abbiamo una situazione più favorevole rispetto ad altre nazioni è perché noi possiamo ancora permetterci di assumere, attraverso le Questure, provvedimenti immediati di espulsione nei confronti di cittadini stranieri, anche di seconda o terza generazione, che non hanno ottenuto per nascita la cittadinanza italiana che, lo voglio ricordare, non rappresenta un diritto ma uno ‘status'”.

    Il migrante che ha colpito a Cannes è passato per l’Italia. Restiamo un crocevia per certi jihadisti…
    “Non è l’unico, purtroppo. E il crocevia si è trasformato in luogo privilegiato, in cui il tepore di una legislazione inadeguata a contrastare il fenomeno favorisce il radicamento. L’Italia prima apre gli occhi e meglio è”.

    Qual è la ricetta di Forza Italia per una vera integrazione?
    “Far amare a chi è straniero l’Italia, donando a chi giunge l’orgoglio di poter vivere dignitosamente, in un luogo straordinario per identità culturale e anche spirituale. Ma dobbiamo pretendere da costoro rispetto. All’integrazione, preferisco l’assimilazione, che è un concetto diverso”.

    Sarebbe sufficiente?
    “Assolutamente no. Vanno fermati innanzitutto i flussi migratori, uscendo dall’utopia malata secondo cui c’è posto per tutti e le nostre risorse sono infinte. Così facendo non aiutiamo chi realmente merita tutta la nostra caritatevole benevolenza a vantaggio di chi ha scambiato l’Italia e l’Europa per un altrove. Quindi: blocco delle partenze, siglando trattati internazionali bilaterali di rimpatrio che facciano leva sugli accordi di parternariato economico; respingimenti, rimpatri di chi non sta alle regole di una civile convivenza; seri aiuti umanitari nei paesi di provenienza attraverso un grande piano Marschall per l’Africa come sempre ha ricordato il Presidente Silvio Berlusconi”.

    Un problema “nuovo”, per così dire, è costituito dai social, luogo in cui la radicaliazzione può avere origine. Fi ha una strategia in merito?
    “Il web è ormai una seconda realtà, se una cosa l’abbiamo combattuta fino ad oggi nel ‘mondo reale’, dobbiamo pensare di intervenire in maniera molto forte anche in quello ‘virtuale’. La risposta sta nell’affrontare il problema con soluzioni di emergenza, come si è fatto negli anni del terrorismo domestico o per la pedofilia. oggi possiamo esercitare il controllo dei social, patiamo da lì: se ti compiaci per le gesta poco eroiche di tagliagole o attentatori, vagheggi di distruzione di Stati, magari scambiandoti video con altri amici fanatici, nella migliore delle ipotesi devi avere solo il tempo di fare le valigie. Il viaggio di ritorno possiamo ancora offrirlo noi”.


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