Carlini torna nella Ferrara noir degli anni ’40

Giu 14, 2022

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     ALESSANDRO CARLINI, IL NOME DEL MALE (Newton Compton, pp. 352 € 12,00)

    Aldo Marano è il protagonista di una nuova indagine nella Ferrara devastata dalla Seconda guerra mondiale e questa volta il magistrato ispirato alla figura del giudice Antonio Buono deve affrontare un delitto che sfida i limiti della razionalità. ‘Il nome del male’ è l’ultimo romanzo noir dello scrittore e giornalista Alessandro Carlini, che ancora una volta sceglie la sua città d’origine per raccontare tramite la finzione narrativa fatti realmente accaduti.
        Come nel primo libro, il bestseller ‘Gli sciacalli’ (proposto al Premio Strega 2021), anche in questo caso l’autore ha utilizzato il vasto memoriale inedito messo a disposizione dalla famiglia del giudice Buono, oltre a testi e articoli apparsi anche di recente sulla stampa locale. Un secondo romanzo parte di quella che dovrebbe diventare una trilogia ferrarese sul periodo Fascismo-Dopoguerra.
        Nel ‘Nome del male’ la ricca contessa Maria Gherardini Franchi viene violentata e assassinata nel 1944 nella sperduta campagna della provincia di Ferrara. Le autorità della Repubblica di Salò, invece di indagare a fondo, insabbiano la vicenda, che viene dimenticata negli ultimi, sanguinosi mesi della guerra. Dopo la fine del conflitto, il caso torna sulla scrivania del sostituto procuratore Marano. Ma l’indagine appare subito irta di insidie, tra omertà, reticenza e, soprattutto, paura: tutti, dai carabinieri ai domestici della contessa, sembrano collegare l’omicidio a oscure e demoniache apparizioni.
        Il libro è liberamente ispirato a un noto delitto irrisolto, quello della marchesa Maria Giordani Catalano Gonzaga, barbaramente assassinata nel maggio 1944 all’interno della sua villa a Santa Maria Codifiume, al confine fra le province di Ferrara e Bologna. “Si tratta di una vicenda ancora oggi avvolta nel mistero – spiega Carlini – anche di recente sulla stampa locale si è parlato di possibili testimoni pronti a rivelare il nome del colpevole solo in punto di morte, ecco perché ho voluto ricostruire un’ambientazione dai tratti quasi esoterici, con citazioni e riferimenti biblici e letterari, da Dante a Bulgakov fino a Stephen King: per rappresentare una paura quasi ancestrale sedimentata nell’immaginario locale, nonostante tutto il tempo passato”.
        Il romanzo si apre nella vasta pianura ferrarese che tende verso il mare, nella zona di Argenta, terra di confine rubata alle paludi con la Bonifica, lontana dalle grandi città, da Ferrara e da Bologna, e fra quelle campagne si compie un terribile delitto, che colpisce la famiglia più ricca della zona. Ma poi si sposta in una Ferrara fredda e nebbiosa, in cui si muove Marano, fra simboli, leggende, chiese e crocifissi, una città estense mai stata così tanto spettrale. 


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