Carriere separate e appello: le misure anti pm politicizzati

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Separazione delle carriere, inappellabilità delle assoluzioni, riforma della Severino, depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, riforma del Csm con sorteggio dei candidati, valutazioni di professionalità anche su «errori» di giudizio dei magistrati. Sono tanti gli obiettivi di governo e maggioranza per combattere la politicizzazione della giustizia, tornata in primo piano dopo l’ultima assoluzione di Silvio Berlusconi al processo Ruby-ter di Roma.

Come cambierà faccia la giustizia con il governo Meloni e la maggioranza di centrodestra, che da sempre hanno cavalcato questo tema? Il parlamento attende le mosse dell’esecutivo e il ministro Carlo Nordio, atteso per le sue dichiarazioni programmatiche in parlamento, ha già indicato alcuni degli obiettivi. Magistrato in pensione, ha chiarito che non c’è nessuna battaglia contro le toghe, anche se le storture di un sistema per certi versi incancrenito vanno corrette. La prima misura, per lui, è l’abolizione dell’abuso d’ufficio, reato che pesa come una spada di Damocle sui pubblici amministratori, sindaci in testa.
La richiesta di una commissione parlamentare d’inchiesta sull’uso politico della giustizia è stata riproposta mercoledì dal vicepresidente Pietro Pittalis della commissione Giustizia della Camera, per il gruppo di Fi. «La scorsa legislatura – spiega al Giornale- era di tutto il centrodestra e oggi abbiamo i numeri per farla marciare sul binario giusto. Valutiamo molto positivamente la dichiarazione di apertura della presidente della commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno».

L’intervento fondamentale per Berlusconi è l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione e sta molto a cuore anche alla leghista Bongiorno. «Il divieto di impugnare le assoluzioni di primo grado – spiega – è nel programma di governo, come la separazione delle carriere tra giudici e pm, che richiede equilibrio e rispetto di autonomia e indipendenza della magistratura. Io vorrei due Csm e il sorteggio temperato per accedervi». Al Guardasigilli, nell’aula del Senato, ha chiesto che questa «non sia la legislatura dei piccoli ritocchi ma delle grandi riforme costituzionali».
Per riuscirci, spiega al Giornale Andrea Delmastro di FdI, «serve il tentativo nobile e alto di superare la contrapposizione tra ultrà garantisti e ultrà giustizialisti, che ha paralizzato le riforme». Per lui si deve partire da quella del Csm, «completamente diversa dalla Cartabia, basata su compromessi». Non basta per affrontare il problema enorme rivelato dal caso Palamara, bisogna procedere con sorteggio al Csm, separazione delle carriere, alt alle porte girevoli magistratura-politica, per Del Mastro.

Il senatore azzurro Pierantonio Zanettin ha già i testi proposti come emendamenti alla riforma Cartabia e respinti su inappellabilità delle sentenze di assoluzione e sorteggio temperato per il Csm. «Sono pronto a ripresentarli o trasformarli in emendamenti di leggi in materia. Inoltre, vorrei cancellare i reati contro la pubblica amministrazione tra quelli che precludono i benefici carcerari. Una scelta demagogica e giustizialista del M5S li ha equiparati a mafia e terrorismo nello Spazzacorrotti di Bonafede».

Dall’opposizione un soccorso garantista potrebbe venire da Azione-Iv, che però apprezza la riforma Cartabia. «Il ministero – dice al Giornale Enrico Costa- dovrebbe esercitare la delega sulla riforma del Csm, che fa passi avanti su spettacolarizzazione della giustizia, con sanzioni per violazioni di presunzione d’innocenza e arresti ingiusti, e carriera legata ai risultati di inchieste. Inoltre su separazione delle carriere, revisione della Severino, depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, limiti agli appelli temerari dopo le assoluzioni, siamo pronti a una collaborazione costruttiva».


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